Segregate in casa per un mese

NOVARA. Quando il carabiniere lo ha contattato per telefono, l’uomo è corso nell’appartamento dove teneva segregate le due ragazze ucraine pensando che dall’altro capo della cornetta ci fosse un «cliente» intenzionato a consumare un rapporto sessuale. Invece, al suo arrivo nella palazzina di Comignago trasformata in una casa d’appuntamenti, si è trovato di fronte i militari in divisa, che hanno arrestato lui e poi anche la sua compagna. I carabinieri di Borgo Ticino, nel frattempo, avevano già liberato le due giovani prostitute che da un oltre mese non vedevano la luce del sole. Hanno dovuto addirittura arrampicarsi sui muri con una scala per poter raggiungere la mansarda-prigione di una casa da poco ristrutturata e al momento non abitata. Nessuno, quindi, aveva notato il via vai di persone. Le due straniere erano segregate lì, senza possibilità di uscire.

Sono questi i dettagli dell’operazione «Pledge» (che sta per «riscatto») forniti ieri dal capitano Francesco Palazzo, comandante della Compagnia di Arona, e dal luogotenente Nicola Bucci, comandante della stazione di Borgo Ticino. Un’operazione che si è conclusa con l’arresto di una coppia di ucraini, Oleksandr Budz, 36 anni, sedicente operaio, e Kateryna Krasovska, 30 anni, cameriera, entrambi residenti a Novara. Ora sono in carcere accusati di sequestro, favoreggiamento e sfruttamento di persona. I due avevano «agganciato» circa un mese fa due giovani connazionali – una appena diciottenne, l’altra di 30 anni – arrivate a Milano con un regolare visto per turismo e la classica promessa di un lavoro sicuro e facili guadagni da spedire ai parenti rimasti in patria. E invece il viaggio della speranza si era trasformato in un incubo. La coppia di aguzzini, infatti, le aveva rinchiuse in un appartamento affittato a Comignago e costrette con minacce di morte, o di venderle al miglior offerente, a prostituirsi a domicilio. Niente strada, solo sesso fra le mura protette, a 300 euro a prestazione. I clienti, gente benestante, venivano procacciati dallo stesso Budz per telefono, grazie al passaparola.

Ad allertare il 112 era stata una connazionale delle due ragazze segregate. Una di loro l’aveva contattata e le aveva chiesto aiuto con quel poco di credito che le era rimasto. Ora sono affidate all’associazione «Liberazione e speranza» onlus che da oltre dieci anni si occupa di vittime della tratta per sfruttamento sessuale.

Oleksandr Budz, 36 anni

Kateryna Krasovska, 30 anni

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