I rifiuti restano, controllati ogni due mesi per un anno

NOVARA. Ricordate la vicenda del buco nell’acqua di Casalvolone? Ne abbiamo parlato la settimana scorsa (nella fascia in alto la sintesi); è ora di fare un passo avanti. E già, perché dopo aver letto il nostro articolo, grazie alla collaborazione con l’osservatorio provinciale sulle mafie dell’associazione Libera Novara siamo venuti in possesso di un documento che ci mancava. L’ultima puntata della storia, un passaggio che se, ai fatti, aggiunge poco all’analisi e alla necessità di fare chiarezza sull’argomento, apporta un contributo notevole. Cosa dice il documento? Si tratta della determina Provinciale del 28 febbraio 2011, l’ultima che riguarda le modifiche sostanziali alla realizzazione del progetto dell’area P.e.c. del Comune di Casalvolone inerente all’attività di recupero non pericolosi. L’avevamo già detto, visto che il primo progetto aveva consentito di scavare alla ditta Doria, per consolidare il terreno su cui erigere i tre capannoni da destinare alla logistica (forse…), un buco finito in falda e che la ditta era stata autorizzata a riempire il medesimo buco con scorie di fonderia (che tutto dovevano fare tranne che finire in falda…), il progetto era stato modificato: la Doria avrebbe dovuto ricomporre uno strato di materiali inerti a contatto con la falda sui quali, poi, depositare altri rifiuti differenti da quelli di fonderia. Fu la Doria stessa a decidere di abbandonare l’idea di usare le scorie a favore di inerti da demolizione. Unico dettaglio: i materiali già conferiti sarebbero rimasti sul posto. Perché? Perché quantitativamente pochi, e perché, qualora non fossero finiti in falda, sarebbero stati compatibili. Tutto bene? Abbastanza tanto che nella delibera del 28 febbraio la Provincia esprime parere positivo e di compatibilità ambientale riguardo le modifiche: invece di scorie di fusione, rifiuti del trattamento delle scorie, scorie non trattate e altro come autorizzato nel 2009, il buco avrebbe dovuto essere riempito con rifiuti di produzione di materiali compositi a base di cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche, terra, rocce, pietrisco. Che anche a raccontarlo fa meno impressione. Invariate le quantità: sul buco da 26.757 metri quadrati di estensione sarebbero stati comunque sversati 88.512,2 tonnellate di rifiuti. Una montagna. I dettagli della determina provinciale sono curiosi: al punto quattro si impone, al fine di mitigare l’impatto acustico dei mezzi che attraversano l’abitato di Casalvolone, la velocità massima di 20 chilometri orari all’interno del paese. Di più, si impone che vengano limitate le manovre di retromarcia perché gli avvisatori acustici degli automezzi disturbavano in maniera eccessiva la cittadinanza. E quanti camion passavano, allora, viene da dire? Ma la domanda a cui è più importante rispondere è quella che solleva la lettura del punto nove: sul sito dovrà essere eseguito un monitoraggio delle acque sotterranee in corrispondenza dei tre piezometrici già presenti da realizzarsi con frequenza mensile nel corso dei lavori e per due anni dopo il termine dell’opera. Insomma esami mensili durante la realizzazione e anche per i due anni successiva dell’acqua di falda. Che, viene da dire, per non essere successo nulla (così viene assicurato), sembra una precauzione fin troppo puntigliosa… Ma si chiede anche il campionamento delle acque e la loro analisi prima dell’inizio dei lavori, al termine della posa dei rifiuti e a conclusione dell’intero progetto. Questo tipo di controllo dovrà proseguire per altri due anni con prelievo ed analisi delle acque a frequenza trimestrale. Semestralmente, poi, dovrà essere inviata agli enti una relazione contenente gli esiti delle attività di monitoraggio svolte. E, si dice infine, eventuali evidenze di contaminazione dovranno essere immediatamente comunicate ai sensi della normativa vigente. Insomma si impongono una serie di controlli puntuali, puntigliosi e periodici che non sembrano essere quelli di routine. Tant’è vero che prima non erano stati richiesti. Il punto 19 riguarda poi la sorte dei rifiuti già posizionati che, avendo anche l’Arpa definito come “idonei a rimanere sul suolo, qualora non finiscano in falda”, ma… finiti in falda, dovranno essere spostati e depositati sopra lo strato di rifiuti inerti depositata a contatto con la falda. E anche questo, è avvenuto? Il buco, a guardarlo oggi, si presenta come si presentava nei giorni del cambio di progetto: è aperto e vasto. Non è stato colmato come avrebbe dovuto già essere. E allora gli interrogativi restano. Restano evidenti..

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Una risposta

  1. carlotta ha detto:

    Un interrogativo banale, ma sostanziale è il seguente nel caso in cui le precauzione non fossero sufficienti, la falda fosse contaminata chi paga? La Provincia, quindi la collettività?
    Non ho idea di quali garanzie fideiussorie abbia prodotto la Ditta Doria mi piacerebbe conoscerle nella determina dovrebbe esserci il riferimento.

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