Voglia di libertà

Per don Giacomo Panizza quello di ieri sera è stato l’ultimo incontro di una giornata lunga e molto intensa, che lo ha visto protagonista in tre diversi eventi: la mattinata al liceo scientifico di Borgomanero con il nascente presidio studentesco, il pomeriggio con le associazioni dell’alto novarese a Spazio Per e infine la serata a Meltin’pop con il presidio cittadino di Arona “Antonio Landieri”.

Sono state due ore interessanti e piacevoli per chi era lì solo ad ascoltare e per chi, come noi del presidio, aveva fatto un percorso sulla figura di Don Giacomo, leggendo anche il suo libro “Qui ho conosciuto purgatorio, inferno e paradiso”.
Tante erano le domande che si potevano fare ma ci siamo concentrati sulla storia del “Progetto Sud”, la comunità di disabili che don Giacomo ha contribuito a costruire in Calabria.
La prima domanda partiva proprio dal titolo del suo libro; fatta perché tutti potessimo capire, anche per chi ancora non l’avesse letto libro, cosa si può trovare al suo interno, nelle storie raccontate. Questo titolo riprende la Divina Commedia di Dante: “Lasciate ogni speranza voi che entrate”. E’ questo l’inferno della Calabria, una regione lacerata dalla ‘Ndrangheta, dalla mala politica, dalla mentalità omertosa delle persone, dalla sanità fatiscente e dalla scuola che poco insegna.
Il purgatorio di chi non appartenente alle ‘ndrine, ma che le aiuta però con il silenzio e la complicità.
Il paradiso che Don Giacomo ha conosciuto e visto crescere, soprattutto negli ultimi anni, rappresentato da quei giovani che decidono di mettersi in campo e cambiare la politica dal suo interno, candidandosi nei piccoli comuni dove massoneria e cattiva amministrazione, non sono arrivati; questa e altre sono realtà positive di una Calabria che inizia a rivendicare il suo posto e la sua voglia di libertà dai poteri che da troppo tempo la opprimono.

Si è parlato di informazione: quella proposta dai quotidiani nazionali, disinteressati alla Calabria, privi di sezioni dedicate a questa regione; le tv che ne parlano solo quando ci sono grandi operazioni di arresto e i quotidiani locali, in mano alle massonerie, che raccontano quelli che dovrebbero essere i fatti politici come fatti di semplice cronaca. Un omicidio per mafia implica ragioni e moventi complessi, per questo non può essere trattato alla stregua di un omicidio passionale.

Si è parlato di riutilizzo sociale dei beni confiscati proprio perché una delle sedi della comunità “Progetto Sud”, che accoglie i disabili della zona, è all’interno di un’abitazione confiscata alla famiglia mafiosa più pericolosa dl Lamezia Terme, i Torcasio.
La storia dell’assegnazione del bene alla comunità ha una forte valenza positiva per questa città, proprio perché fino a quel momento nessuna persona, associazione o ente si era proposta per l’utilizzo per paura di ritorsioni da parte della famiglia che ne era proprietaria. È stato uno dei tanti commissari prefettizi durante il commissariamento del comune di Lamezia Terme a proporre a Don Giacomo l’utilizzo di quel bene, perché se quella casa, che apparteneva alla famiglia più pericolosa della città, fosse stata assegnata e riutilizzata, allora anche gli altri beni confiscati avrebbero potuto avere lo stesso risultato. Certo è che questa decisione ha influito sulla vita di don Giacomo, da quel momento sotto scorta perché minacciato di morte.

La paura c’era ma questa non lo ha fermato nella costruzione di quella che voleva essere un esperienza di crescita per i ragazzi di Lamezia Terme. Una speranza proprio per quei ragazzi con meno possibilità, perché ritenuti incapaci a causa dei loro handicaps, ma che hanno dimostrato più coraggio e voglia di rivalsa dei loro concittadini. Un grazie a tutto il “Progetto Sud” e alla persona di Don Giacomo per il loro impegno che può esserci da insegnamento e stimolo a fare sempre di più!

Angela Emanuele

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