Libera Arona inizia l’anno con una cena della legalità

Libera Arona continua con la sua attività di coinvolgimento alle tematiche legate alla mafia e in particolare alla lotta, che da anni porta avanti. Il presidio dedicato ad Antonio Landieri, ragazzo disabile ucciso dalla camorra nel 2004, lo scorso 23 settembre si è riunita presso l’oratorio di Arona per dare vita ad una cena della legalità, dedicata agli iscritti e non solo. Un momento di divertimento, di condivisione e di riflessione che i ragazzi di Libera hanno voluto dedicare ad una delle opere più importanti che hanno portato a termine negli ultimi tempi e alla quale ancora stanno lavorando, ovvero il recupero di Cascina Caccia, nel chivassese. Era il 2008, quando la proprietà venne confiscata alla famiglia mafiosa dei Belfiore e venne affidata alle associazioni ACMOS e Libera per il suo pieno recupero. Simbolicamente venne chiamata come il procuratore Bruno Caccia, ucciso dai Belfiore negli anni ‘80 e alla moglie Carla. Un recupero che non è stato solo materiale in seguito alla sua distruzione da parte degli antichi proprietari, ma anche di fiducia della popolazione circostante che per un paradosso al limite dell’inverosimile, non vedeva di buon occhio l’operato delle associazioni.

Con i Belfiore c’era ricchezza e benessere, imparagonabile a quello che sono in grado di dare giovani che lottano quotidianamente contro la mafia. E così, accanto al cemento e ai mattoni, piano piano si è costruita anche una nuova realtà per San Sebastiano da Po, che giorno per giorno cerca di ripartire dal basso, dai più piccoli e dai più giovani. Tutto questo viene rappresentato dai prodotti che vengono realizzati nella cascina attraverso l’orto e le fattorie didattiche, in particolare del miele, uno dei più importanti. L’invito di una degli attuali abitanti della cascina avrebbe potuto meglio rendere l’idea, ma i ragazzi di Libera sono riusciti ugualmente a rimediare all’assenza dell’ospite d’onore. Una lunga e approfondita panoramica di quel che è oggi lo scenario della confisca dei beni mafiosi e soprattutto del loro riutilizzo sociale ha fatto da cornice ad un dibattito che è proseguito con l’esposizione del libro “Le mani in pasta” che, uscito qualche anno fa, risulta essere sempre attuale.
C’è stato il tempo anche per un video, in cui compare un’intervista di una Tv locale a Davide Mattiello, storico esponente di Libera Piemonte ed ora facente parte della segreteria nazionale, il quale non solo parla di mafia al Nord ma anche della sete di giustizia. Una sete che deve essere uguale a quel miele che prodotto nella cascina, rappresenta un punto di rinascita e di lotta.

Adelia Pantano

 

Dopo la pausa estiva il presidio “Antonio Landieri” di Arona inaugura un nuovo anno di Libera con una cena della legalità e una testimonianza sui beni confiscati.
La cena si è svolta venerdì 23 settembre in occasione dei festeggiamenti dell’oratorio San Carlo di Arona e ha visto la partecipazione di molti giovani e ragazzi che hanno potuto gustare i prodotti di Libera Terra provenienti da terreni confiscati alle mafie e preparati dai ragazzi del presidio, aiutati da validi cuochi.

Il filo-rosso che ha attraversato la serata è stato infatti il discorso sui beni confiscati, il loro riutilizzo sociale, le difficoltà nel gestire questi beni e la possibilità di sviluppare occasioni di lavoro in un territorio che molto spesso offre poco spazio ai giovani.

Un’ attenzione particolare è stata posta ai beni confiscati presenti nel nord Italia, soprattutto Piemonte e Lombardia. Fra i beni presenti nel territorio piemontese sono stati ricordati il bene di Cascina Arzilla e di Cascina Caccia, entrambi in provincia di Torino, che non solo sono luoghi dove nascono prodotti quali il miele o il vino di Libera, ma sono importanti anche per la funzione sociale che svolgono sul territorio grazie alla testimonianza dei giovani che ci vivono e ci lavorano e per i percorsi che coinvolgono numerose scuole.
Durante la serata è stato inoltre proiettato un momento di uno spettacolo del gruppo Orme, associazione di promozione culturale per il teatro di impegno civile, riguardante proprio la storia di Cascina Caccia, confiscata alla famiglia Belfiore, mandante dell’omicidio, nel 1983, dell’allora Procuratore della Repubblica di Torino, Bruno Caccia.

Purtroppo i volontari di Cascina Caccia non hanno potuto essere presenti alla cena per dare la loro testimonianza ma la serata è stata ugualmente ricca e si è conclusa ascoltando le parole tratte dal libro “Le mani in pasta” di Carlo Barbieri:
Essere contro le mafie non è sufficiente: occorre anche “fare”, contro le mafie; e antimafia del fare è uno dei concetti che Libera sta cercando di diffondere e affermare, perché la lotta alla criminalità non sia soltanto delegata alle forze dell’ordine e alla magistratura, non sia solamente opera di repressione ma sia interpretata dal singolo cittadino come superamento quotidiano, a partire dalle piccole cose, contro una cultura distorta che assegna alle mafie un potere prima ancora che esse stesse se lo prendano.”

Marta Sironi

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