Contro le mafie occorre essere uniti

Durante la seduta del 25 Agosto 2011 il consiglio comunale di Galliate ha votato per il recesso dalla rete nazionale “Avviso Pubblico” (Enti Locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie). Una decisione che il sindaco Davide Ferrari ha motivato sostenendo che, nonostante i 750 euro di iscrizione annuale, da Avviso Pubblico non è mai arrivata alcuna proposta o servizio, ma solamente l’iscrizione a una mailing list. Nonostante le critiche sollevate dai consiglieri di opposizione, i quali hanno richiamato all’importanza del lavoro che l’associazione svolge a livello nazionale in termini di proposte legislative e di formazione civile e culturale, il sindaco ha ribadito la sua intenzione di trattenere i 75o euro dell’iscrizione annuale «sul territorio» destinandoli all’Associazione dei carabinieri in congedo, così da consentire «ai bambini di andare a scuola sicuri, alle persone anziane di frequentare il mercato senza il timore di essere borseggiate, a Comune e associazioni di poter svolgere in piena tranquillità le manifestazioni…».  (si veda il resoconto che della serata ha fatto la giornalista Laura Cavalli sul Corriere di Novara del 29/08/2011).

Il consiglio comunale di Galliate, legittimamente, prende le decisioni che ritiene più giuste e opportune per la propria città. Su questa decisione, però, e sulle motivazioni da cui essa scaturisce sentiamo il dovere di esprimere le nostre perplessità. Non sta a noi, in questa sede, prendere le difese di Avviso Pubblico su delle questioni specifiche come quelle contestate dal sindaco Ferrari. Abbiamo chiesto una dichiarazione in merito ai rappresentanti dell’associazione che speriamo arrivi nei prossimi giorni.

Riteniamo doveroso, però, sottolineare come i ragionamenti fatti dalla maggioranza galliatese sull’argomento siano mossi da un pregiudizio culturale errato, secondo il quale – in estrema sintesi – “la mafia si sconfigge attraverso una forte opera di repressione e non con le parole”. Ma è proprio l’alternativa formazione civile/repressione che va evitata, anzi è addirittura controproducente. Essa è figlia di una visione molto parziale del problema, che ignora la riflessione profonda e radicale che ci è stata imposta da chi ha dato la vita nella lotta alla mafia. Se c’è un filo rosso che lega l’insegnamento di uomini quali il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino è proprio la consapevolezza secondo la quale, per liberarci dalle mafie, non è sufficiente la sola repressione ma sono necessari una politica autorevole, delle buone leggi, una scuola funzionante e politiche attive del lavoro. Tutto questo non può essere un compito relegabile alle sole forze dell’ordine, ma spetta agli insegnanti, alle agenzie educative, agli imprenditori, ai cittadini, ma prima di tutti alla politica. Si tratta, inoltre, di un compito che non si può portare avanti in isolamento: occorre “mettersi insieme”, unire le energie, perché le mafie sono organizzate, sono efficienti ed efficaci e se vogliamo avere qualche speranza di vincere dobbiamo essere capaci di “organizzare il coraggio”. Questo è il motivo principale per cui è nata Libera nel 1995 e che ha ispirato poi la nascita di Avviso Pubblico la cui finalità è quella di “collegare ed organizzare gli Amministratori pubblici che concretamente si impegnano a promuovere la cultura della legalità democratica nella politica, nella Pubblica Amministrazione e sui territori da essi governati”. Ci sembra l’unica strada percorribile. Le altre le ha già dichiarate inadeguate e controproducenti la storia del nostro paese.

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