Mafie al Nord. L’analisi di Anna Canepa (DNA) a Novara

Venerdì 17 giugno si è svolto l’incontro dedicato al tema delle Mafie al Nord. Dinamiche della colonizzazione in corso che ha visto come ospiti Anna Canepa della DNA e Lorenzo Frigerio referente di Libera Lombardia.

Ha introdotto l’incontro Domenico Rossi, referente di Libera Novara e dell’osservatorio provinciale, spiegando come l’idea dell’incontro fosse nata organizzato quando a marzo sui giornali erano apparsi i commenti all’ultima relazione della DNA dalla quale si evince in maniera chiara ed evidente che ci troviamo di fronte a una “questione settentrionale” (così come l’ha definita ultimamente anche Beppe Pisanu) e che nelle regioni del Nord ci troviamo di fronte a una vera e propria colonizzazione: “Dal complesso delle indagini infatti è emerso che la Ndrangheta in Lombardia, si è diffusa attraverso un fenomeno di espansione su un nuovo territorio, una vera e propria “colonizzazione” che ha visto riprodursi una struttura criminale che nel tempo si è radicata con un certo grado di indipendenza dalla casa madre, con la quale continua a mantenere legami e rapporti molto stretti; i soggetti investigati operano nel territorio lombardo secondo le tradizioni ed i riti della Ndrangheta ma anche secondo le modalità violente tipiche di una associazione di stampo mafioso. Attraverso quei metodi e quelle modalità la Ndrangheta, come dimostrano le indagini di cui si dirà più nel dettaglio, è riuscita ad ottenere il controllo economico del territorio, controllo non meno opprimente del controllo militare che si esplica in maniera più eclatante in altre zone geografiche del paese” (p. 767). Sempre Rossi, prima di dare la parola al magistrato, ha elencato le inchieste che, solo negli ultimi mesi, hanno delineato un quadro davvero allarmante per le regioni del Nord (in particolare Piem0nte, Lombardia e Liguria) e anche per il territorio di Novara:

Luglio 2010: Operazioni congiunte “Crimine” e “Infinito” delle DDA di Reggio Calabria e di Milano portano a 300 arresti. La maggior parte in Lombardia. Tre a Novara: l’imprenditore Rocco Coluccio di Novara e Verterame Carmine e Parisi Fabrizio di  Borgomanero. Al di là delle responsabilità individuali, che si stanno accertando in questi giorni, nei processi si parla di un locale ‘ndranghetista esistente a Novara.

  • Gennaio 2010: DOMODOSSOLA. Operazione “Nuovo Potere” della DDA di Reggio Calabria. Vede l’arresto di Bruno Pizzi di Domodossola (imprenditore edile).
  • Novembre 2010: si dimette il consiglio di Desio per evitare il commissariamento
  • Marzo 2011: Sciolto il comune di Bordighera per infiltrazioni mafiose
  • Marzo 2011: NOVARA. Il procuratore Saluzzo, in riferimento all’arresto delle persone in carcere per l’accusa di aver organizzato e realizzato l’omicidio dell’imprenditore Ettore Marcoli dice “Hanno agito da mafiosi e chi sapeva è stato zitto”
  • Maggio 2011: NOVARA. Operazione “Borgo Pulito”. Stroncato un gruppo criminale dedito a usura e racket che agiva nel novarese in contatto con il clan Valle della ‘ndrangheta in Lombradia.
  • Giugno 2011: TORINO. Operazione MINOTAURO. La ‘ndrangheta in Piemonte: 150 arresti. Uno anche in provincia di Novara (Vincenzo Portolesi 43 anni).
  • Giugno 2011: TORINO. Scoppia lo scandalo sanità che porta addirittura all’arresto, tra gli altri, dell’assessore regionale alla Sanità Caterina Ferrero.

“Dott. Canepa, che cosa sta succedendo nel nord Italia?” chiude Rossi dando la parola al magistrato, “sembra che il sistema abbia tre gambe: ‘ndrangheta, segmenti della politica e segmenti del mondo imprenditoriale. Come si strutturano i rapporti tra questi tre elementi? Quali sono appunto le dinamiche?”

Le risposte dell’ospite non si sono lasciate attendere. Il consigliere della DNA ha toccato molti punti nel suo intervento in maniera chiara e puntuale partendo da una premessa fondamentale: “non vi parlo in termini sociologici o culturale, ma  a partire da quelle che sono evidenze giudiziarie”. Dopo aver ripercorso la storia della presenza mafiosa nei nostri territori parlando soprattutto della situazione degli anni ’90 in Piemonte, la dott.ssa Canepa si è soffermata sulla situazione dei giorni nostri per dire che a partire da quelle che sono le inchieste che hanno toccato Novara “è pacifico che esista un locale di ‘ndrangheta nella vostra provincia” e che dobbiamo stare molto attenti non solo alle operazioni per 416bis ma anche a quelli che sono dei reati spia del fenomeno mafioso quali incendi, danneggiamenti nei cantieri, minacce, usura. Il danno all’economia è incalcolabile: si stima che una cifra pari a 120 miliardi all’anno necessita di essere ripulita attraverso operazioni di riciclaggio che assumono forme sempre diverse: si pensi al caso della Perego in Lombardia dove la ‘ndrangheta era riuscita ad assumere il controllo totale dell’azienda.
Citando le ultime dichiarazioni del presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Beppe Pisanu, il magistrato ha poi parlato di come ci troviamo di fronte a una vera e propria “questione settentrionale”: è necessario che gli imprenditori non si isolino, che abbiano la forza di spezzare il legame che le mafie tentano di imporre attraverso l’uso della violenza o il prospetto di vantaggi economici. La strada non può che essere una: affiancare all’attività della magistratura il lavoro di una società civile responsabile vigile e parte attiva della costruzione di una comunità alternativa alle mafie.

La relazione, chiara e appassionata, è stata seguita da un lungo applauso. La parola è poi passata a Frigerio, che ha sottolineato come ci troviamo di fronte a una questione che riguarda la storia d’Italia e che la politica ha il compito, ancora oggi, di sciogliere alcuni nodi. “Azzardo un paragone – dice a un certo punto – il Nord in questo momento vive la stessa situazione della Sicilia degli anni ’60 dove a fronte di una presenza evidente della mafia assistevamo a una negazione da parte delle istituzioni”. Ha proseguito sottolineando come sia necessario prendere coscienza del problema perché si possa pensare di sconfiggerlo e per fare questo non basta la magistratura, ma è necessario l’intervento degli intellettuali: si pensi all’intervista di Giorgio Bocca al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa o a quella di Enzo Biagi a Giuseppe Fava. Serve lo sforzo di tutta la società civile e l’impegno che si è profuso per il sud negli ultimi anni deve essere indirizzato parimenti al nord.

Le conclusioni della serata sono partite proprio da questo aspetto: il rapporto con al politica. Il tema della prevenzione e del contrasto alle mafie e alle culture mafiose deve essere un tema dell’ordinario (e non del tempo straordinario) perché su questo tema stiamo distruggendo il presente e ipotecando buona parte del futuro del nostro paese ( un tema che sappiamo essere molto caro al nostro nuovo sindaco e alla nuova giunta) Deve essere UNA PRIORITA’ POLTIICA. Novara si appresta a costruire la nuova città della salute (appalti, movimento terra, tanti soldi, e poi appalti servizi, forniture, forti interessi), e sarà coinvolta nel sistema Expo, pertanto è necessario che si sviluppino tutti gli anticorpi per resistere alla colonizzazione: “Un paese che non é in grado di affrontare e vincere questa guerra é un paese senza futuro: perché ha un’economia derubata, una politica corrotta, i cittadini schiavi della paura.  – ha chiuso Rossi – Noi, invece, sogniamo e ci impegniamo per un mondo diverso: dove c’? un ‘economia sana e solidale, dove i politici lavorano al servizio dei cittadini e dove i cittadini siano liberi. Ci sembra tutto ben descritto nella nostra Costituzione. Non ci resta che applicarla il piú possibile”.

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