Un giorno qualunque come un signor Rossi qualunque

Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l’essenza della dignità umana   (G. Falcone)

Raph1La memoria che accompagna l’anniversario della strage di Capaci, che segnò la scomparsa il 23 maggio 1992 di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo (moglie del giudice) e degli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, viene evocata e richiamata nell’impegno collettivo di un incontro scolastico di formazione sul tema della corruzione.
Il collegamento tra il senso del dovere enunciato da Giovanni Falcone, simbolo dell’impegno civile al servizio dello Stato, trova la sua materializzazione in un giovane “tecnico” dell’amministrazione pubblica torinese come Raphael Rossi.

Raphael Rossi è chiamato a chiudere, con la sua testimonianza, un percorso tematico di formazione che ha interessato l’istituto magistrale Tornielli Bellini nel corrente anno scolastico.
Raphael comincia a raccontare la sua storia, la sua chiamata nel consiglio d’amministrazione dell’AMIAT di Torino (di cui è stato vice-presidente), le costanti attenzioni e competenze che devono caratterizzare l’operato professionale di un amministratore pubblico.
Arriva in fretta al nocciolo della sua storia, quella offerta di tangente che gli viene sottoposta dall’ex presidente della municipalizzata, per chiudere un occhio, per non opporsi, per auto-giustificarsi. Raphael rifiuta, si oppone e denuncia tutto in procura.
“In un paese normale” la denuncia sarebbe stata la risposta normale ad un atto criminale, e normalmente sarebbe stata trattata. Nel nostro paese, invece, la denuncia diventa presto contestazione eroica, inusuale, sospettosa, preposta allo scontro diretto con inefficienze burocratiche e ipocrisie istituzionali.

Per aver onorato quell’etica professionale che impone ad ogni membro della pubblica gestione di anteporre a tutto la correttezza e la trasparenza decisionale, Raphael viene lasciato solo dalla sua azienda e dal suo Comune, che decidono infatti di non costituirsi parte civile.
A fronte anche delle difficoltà rappresentate dalle spese processuali, attorno a lui si costituisce un gruppo di amici e sostenitori della causa (i “Signori Rossi”). Su di lui si focalizza l’attenzione di numerosi network d’informazione mediatica, che danno risonanza nazionale alla sua storia. Dentro di lui prende forma la necessità di dare un seguito concreto a vivo alla protesta.
E’ così che si costituisce il sito www.signorirossi.it, baluardo d’informazione sul tema della corruzione e servizio d’ascolto da parte di esperti (SOS Corruzione) per chiunque fosse interessato da vicende relative.

L’ intervento non si esaurisce con la sola testimonianza, ma ben racconta anche della pericolosità di quei 60 miliardi di euro, che annualmente alimentano la cosiddetta “economia sommersa”, anteponendo al rispetto dei diritti la giustizia dei favori e minando alle fondamenta dell’interno servizio pubblico.
Un incontro che purtroppo non riesce a giustificarsi l’insabbiamento di un DDL Anticorruzione, dimenticato nei cassetti del Senato; non chiarisce le motivazioni della mancata ratifica ad una convenzione europea (Strasburgo, 1999), già firmata dalla rappresentanza italiana ma mai resa effettiva nel sistema penale dai governi degli ultimi dodici anni; e ancora, non comprende la totale inattuazione di un comma 220 (finanziaria 2007 a modifica della legge 7 agosto 1992) che prevede la confisca dei beni e dei patrimoni ai soggetti condannati per reati di corruzione.
Ma è chiaro che non è responsabilità di quei 200 studenti elaborare una possibile giustificazione che renda digeribile un tale disinteresse legislativo in fatto di lotta alla corruzione.

Attraverso la sua denuncia, attraverso la forza del suo “stop”, si osserva davvero la possibilità concreta di armare contro la prassi comune, una comune risposta di dissenso civile, professionale, concreta, al di sopra dei personalismi.
Il 23 maggio per noi non è un giorno qualunque; come Rapahel, purtroppo per tutti noi, non è ancora un signor Rossi qualunque.

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