Pisanu: la mafia è dentro la «questione settentrionale»

Le mafie in Italia «si sono globalizzate e in Italia sono entrate a far parte anche della cosiddetta questione settentrionale»: lo ha detto il presidente della commissione Antimafia, Beppe Pisanu illustrando a palazzo San Macuto la sua relazione di metà mandato.

Il presidente dell’organismo di inchiesta ha detto che oltre alle quattro tradizionali regioni interessate (Sicilia, Puglia, Calabria e Campania) un’accentuazione si verifica nel Centro Nord, specialmente in vaste aree del Lazio, dell’Emilia Romagna, della Lombardia, della Liguria e del Piemonte. «È il segno evidente – ha spiegato Pisanu – di un progressivo spostamento delle pratiche e degli interessi mafiosi ben oltre i confini del Mezzogiorno». Un fenomeno, aggiunge, «non recente, perchè è da almeno 40 anni che le mafie hanno risalito la Penisola e hanno esteso via via i loro tentacoli in altri Paesi europei e nel resto del mondo».

La mafia mangia il 15%-20% del Pil delle regioni del Sud
Pisanu ha poi sottolineato come l’attività mafiosa nella quattro regioni di origine – Sicilia, Campania, Calabria e Puglia – sia causa di un mancato sviluppo equivalente al 15-20% del Pil delle stesse regioni. E, ha rilanciato, nonostante l’impegno dello Stato le statische economiche «mandano segni allarmanti per il Mezzoggiorno». Il 53% dei referenti del sistema Confindustria del Sud reputa la propria area territoriale molto insicura; e il 42% attribuisce questa insicurezza alla criminalità organizzata e alla illegalità diffusa. Di qui il vero e proprio allarme lanciato da Pisanu: «La crisi generale, che colpisce con particolare durezza le Regioni e le categorie sociali più deboli, sembra preannunziare una ulteriore, grande sconfitta del Mezzogiorno». «Se si prospetta una manovra finanziaria biennale di circa 38 miliardi, l’opinione pubblica entra in fibrillazione. Ma se si afferma che solo sui giochi e le scommesse le organizzazioni criminali lucrano almeno 50 miliardi all’anno, pochi se ne curano!», ha sottolineato il presidente della commissione Antimafia.

Aspetti oscuri sulle stragi mafiose del ’92-’93
Pisanu ha evidenziato anche che lo Stato «non può trattare alla pari e ancor meno, venire a patti, con l’anti-stato, riconoscendogli sostanzialmente il ruolo di naturale antagonista». «Non mi pare – ha proseguito – che lo Stato in quanto tale abbia mai ceduto», anche se, aggiunge, «non nego tuttavia che aspetti ancora oscuri del ’92-’93, dalle ombre dei servizi segreti alla gestione del 41 bis, abbiano dato fondamento a timori e sospetti».

Secondo Pisanu infine «non si sono mai visti tanti interessi criminali scaricarsi pesantemente, senza neanche il velo della mediazione, sugli enti locali, sulle istituzioni regionali e sulla rappresentanza parlamentare. Gli organi di informazione, le indagini della magistratura, i primi controlli sulla formazione delle liste ci hanno dato in questo senso conferme inequivocabili». «Mi chiedo – ha concluso – come sia possibile battere militarmente la mafia, se non la si sconfigge contemporaneamente sul terreno dell’economia, delle relazioni sociali, della pubblica amministrazione e della stessa moralità politica».

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