La verità del killer “Non sono stato l’unico a sparare” Delitto Marcoli, Lauretta davanti al pm di Novara

Avrebbe confermato la sua presenza quella sera a Romentino e di aver avuto con sé le armi, rivelando: «Non ho sparato solo io». Giuseppe «Pino» Lauretta, trecatese di 42 anni accusato di essere l’esecutore materiale dell’omicidio di Ettore Marcoli, è stato ascoltato nei giorni scorsi in Procura a Novara. Sette ore di interrogatorio davanti al pm Ciro Caramore, che coordina l’inchiesta assieme al procuratore Francesco Saluzzo e al collega Nicola Serianni.

Estradato da Malta il 29 aprile a distanza di un mese e mezzo dagli arresti degli altri cinque coindagati (avvenuti il 16 marzo), ora Lauretta è detenuto in carcere a Cuneo, in isolamento. Il suo legale, l’avvocato Fabio Santopietro di Vigevano, non rilascia commenti: «C’è stato raccomandato di mantenere il segreto sulle dichiarazioni».

A differenza dell’interrogatorio di garanzia, dove si è avvalso della facoltà di non rispondere, questa volta Lauretta avrebbe parlato. Ha risposto alle domande e ricostruito cosa è accaduto la sera del 20 gennaio 2010, quando intorno alle 19 un commando colse di sorpresa l’imprenditore novarese nel suo ufficio alla cava della «Romentino Inerti». Da parte sua, nessuna ricostruzione alternativa, nessun tentativo di aprire ipotesi differenti su vittime e bersagli e su diversi mandanti, come invece aveva fatto qualche settimana fa Francesco Gurgone, 24 anni, camerese indicato come la «mente» dell’omicidio. Lauretta avrebbe confermato di essere andato alla cava. Con lui, in base a quanto ricostruito finora dai carabinieri, c’erano anche Vincenzo Fagone e Andrea Mattiolo, altri due uomini vicini a Gurgone. Anche il primo avrebbe avuto delle armi, mentre il secondo sarebbe rimasto in auto. Tutte le versioni finora raccolte, comprese quelle di un testimone che aveva partecipato alle fasi preparatorie del delitto e a una cena successiva in cui si era commentato l’accaduto, indicano in Lauretta il killer, l’unico ad aver sparato. A cena, in un ristorante di Cilavegna, il trecatese si sarebbe vantato di aver fatto «un buco così» alla vittima». In carcere c’è anche Tancredi Brezzi, l’uomo che avrebbe fornito i fucili. E’ stato invece scarcerato l’imprenditore Giuseppe Martinelli, accusato di concorso anomalo per una telefonata sospetta. Ora in Procura si stanno riordinando tutti i tasselli: è probabile che venga chiesto un incidente probatorio tra alcuni degli indagati per mettere a confronto le varie versioni. Poi l’inchiesta verrà chiusa.

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