La voce del colibrì

Chissà se Rosario l’ha mai visto un colibrì, il suo colibrì. Chissà se ha mai davvero udito quei 1200 battiti al minuto che scandiscono come un tamburo la lettura del suo libro. Rosario Esposito La Rossa si è messo in gioco davanti a centinaia di studenti che per oltre una settimana hanno popolato la sua vita, la sua marcia, il suo racconto, così tenacemente vivificato, ogni giorno, dalla memoria di suo cugino, Antonio Landieri. Si è presentato, mostrando tangibilmente come alla privazione si possa rispondere con l’arte, alla mortificazione con l’alternativa. Affiancato da Lena, “linfa della sua vita” (come scrive nella prefazione del suo ultimo libro), percorre tutte le tappe di una rete inscindibile, fatta di relazioni e fiducia, legata unicamente da un patto di sguardo, per raccontare attraverso i brevi episodi di “Mostri” un mondo visto dagli occhi degli “ultimi”, per raccontare la storia di chi ha perso. Ora, quei brevi scorci di cruda (dis)umanità sono seminati nella sensibilità intima dei 120 ragazzi che hanno condiviso insieme a noi la “cena della legalità”, il Festival delle Nuove Resistenze, gli incontri nelle scuole e che da oggi si sentiranno sempre più parte del vostro “coro”.

Ringrazio profondamente Rosario e Lena per aver regalato a centinaia di ragazzi un impegno a 1200 bpm, per aver dato volume a voci in sordina e per avermi ricordato, ancora una volta, che la narrazione è la più pura forma di resistenza.  Ora siamo amici, Vodisca. Ora 800 km misurano l’estensione di un punto a fine pagina.

Mattia Anzaldi

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