Preso boss della ‘ndrangheta. A Torino per un rifugio sicuro

E’ stato arrestato proprio a Torino alla vigilia di Pasqua, Giorgio Demasi, 50 anni, il boss mafioso della ’ndrangheta calabrese: la sua Alfa è stata fermata dagli agenti di Reggio Calabria e di Torino che, insieme da ormai da mesi, stavano collaborando con l’obiettivo di arrestarlo.

Giorgio Demasi, considerato a capo della ‘ndrina di Gioiosa Ionica, era latitante già dal luglio del 2010, mese in cui fu attuata l’”Operazione Crimine”. Grazie a questa operazione sono stati arrestati molti esponenti della cosca calabrese e sono stati confiscati beni per un valore di oltre 60 milioni di euro.

Le indagini che hanno poi condotto ai numerosi arresti, più di 300, hanno permesso di provocare una scossa negli ingranaggi della criminalità organizzata calabrese.

Tra gli oltre 300 arresti, però, il boss mafioso Giorgio Demasi, lo scorso luglio, era riuscito a scappare, diventando così un latitante.

Giorgio Demasi, detto “u mungianisi”, è considerato il capo del “locale” di Gioiosa Jonica, componente della “provincia” di Reggio Calabria della ’ndrangheta. Era ricercato perché ritenuto responsabile del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Ultimamente era scappato dalla Calabria cercando rifugio a Torino, aiutato anche dal cugino Rocco, ora anch’egli arrestato per favoreggiamento.

Probabilmente la scelta di rifugiarsi a Torino non è stata casuale: Torino è ormai da anni diventata una delle città in cui la ’ndragheta ha basi solide. Secondo la Direzione Nazionale Antimafia (DDA) “la ‘Ndrangheta, in Piemonte, è presente nel settore del traffico internazionale di sostanze stupefacenti, nel riciclaggio e nell’infiltrazione nel settore dell’edilizia, grazie anche ad una rete di sostegno e copertura di singole amministrazioni locali compiacenti. Il progressivo radicamento nella regione ha favorito la loro graduale infiltrazione del tessuto economico locale, mediante investimenti in attività imprenditoriali ed il tentativo di condizionamento degli apparati della pubblica amministrazione, funzionali al controllo di pubblici appalti”.

Demasi era infatti riuscito a procurarsi un rifugio, una vettura e anche un documento falso.

La ’ndrangheta è considerata l’organizzazione criminale più pericolosa in Italia, è una delle più potenti al mondo. A Torino, come nel resto del Piemonte, è radicata da tempo.

Prendiamo spunto da questo fatto di cronaca per fare un paragone e capire quanto sia importante e vantaggioso per noi tutti contrastare la criminalità organizzata.

Secondo un’indagine dell’Eurispes del 2008 la ’ndrangheta ha un giro di affari che si aggira intorno ai 44 miliardi all’anno. E non è l’unica criminalità organizzata esistente nel nostro territorio.

44 miliardi di euro corrispondono a 44 mila milioni di euro, cifre da far girare la testa. E pensare che, dal 2008, ogni anno vengono tolti alla scuola pubblica dai 400 ai 600 milioni di euro all’anno. Questa è una conseguenza della Riforma Gelmini: le casse italiane sono quasi vuote, dicono, e bisogna quindi tagliare il più possibile per non sforare il bilancio.

Ma se non ci sono i soldi, è inutile protestare e manifestare – dicono dal ministero- , bisogna solo trovare delle soluzioni alternative.

Magari, se lo Stato Italiano riuscisse a recuperare anche solo una parte di questi 44 mila milioni di euro, una parte potrebbe essere destinata alla scuola pubblica. È una buona proposta. O no?

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