Una lezione per sempre

Per qualche giorno, Torino, Lampedusa, i paesi del Nord Africa e la striscia di Gaza sono stati quanto mai vicini. Nel giro di pochi giorno, si sono susseguite una serie di emozioni che difficilmente si possono descrivere.
Chi da casa, seguiva quello che stava succedendo ha avvertito poco. O meglio, non è riuscito a cogliere quel sottile velo di emotività che ha collegato avvenimenti, città e persone. Gli immigrati che continuano a sbarcare da qualche mese, oramai sono all’ordine del giorno. A questo si è associato l’inizio della manifestazione di Biennale Democrazia di Torino. Un evento che ha portato nella prima storica capitale italiana, un ventata di democrazia a livello nazionale ed internazionale di cui il nostro paese ne sente quanto mai il bisogno.
La dimostrazione di questa esigenza si è avvertita già nei primi giorni dell’evento, appena diffusa la notizia del rapimento di Vittorio Arrigoni. Notizia trasformata nelle ore successive in un tragico epilogo. Subito si sono rincorse voci, immagini, articoli dello stesso Arrigoni. Ma soprattutto accanto alla scritta “Biennale Democrazia”,sui vari gadget dei ragazzi, compare la frase simbolo del pacifista, “Stay Human”. Tra i giovani si sono alternati sentimenti di commozione, per la scomparsa di uno di loro, ma anche rabbia per il silenzio che purtroppo regna intorno a figure come quelle di Arrigoni da parte delle istituzioni alte della politica.
Sempre nelle stesse ore, un’altra notizia sì diffonde per il centro di Torino. Questa volta riguarda il processo per le vittime della strage della Thyssen del 2007, che nella prima sentenza ha visto la condanna per omicidio volontario dell’amministratore delegato. Giustizia per le vittime, giustizia per la famiglia. Potremmo dire anche giustizia per quella giustizia che da qualche tempo nel nostro paese ha smesso di essere tale.
Sembrerebbe un caso l’intersecarsi di questi avvenimenti. Ma forse un caso non lo è stato.
Sì voleva dare esempio di democrazia, diffondere questo concetto in tutte le sue forme a partire dai più giovani.
La riposta lì c’è stata. La partecipazione dei giovani la si poteva tastare per le strade cittadine. I nomi di Benigni, Floris ed Eco hanno attirato l’attenzione di molti. Ma anche semplici professori ed artisti hanno avuto il loro successo. Tutto nel nome della democrazia.
Adesso la Biennale è finita, le lezioni sono state impartite e continuano ad esserlo, bisogna mettere in pratica tutto questo. Non solo ora, ma sempre.

Adelia Pantano

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *