‘Sistema criminale, 8 anni a Capone’

PAVIA. Attorno ai lavori della segnaletica stradale a Pavia sarebbe stato creato «un sistema criminale tale da non consentire neppure la concessione di attenuanti». Con questa premessa il pubblico ministero Roberto Valli, nella sua requisitoria, ha chiesto 8 anni di carcere per l’ex dirigente dell’Ufficio traffico Antonio Capone. Con le richieste del pm, il processo sull’Ufficio traffico, che vede imputate cinque persone per accuse che vanno dal falso, al peculato, alla truffa aggravata, si avvia verso la conclusione dopo tre anni di udienze e due di indagini.

La sentenza dovrebbe arrivare domani mattina, dopo le arringhe delle difese. Gli avvocati dovranno prepararsi a replicare alle richieste di pena che il pubblico ministero Valli ha formulato ieri pomeriggio al termine di una requisitoria durata oltre un’ora. La procura di Pavia, guidata dal procuratore Gustavo Cioppa, ha chiesto la condanna per tre dei cinque imputati. Solo per i due imprenditori Giuseppe Bollati (amministratore della ditta Imess, difeso dagli avvocati Gilda Bollati e Claudio Caparvi), e Lorenzo Quaggiato (della ditta Riviera Sas, difeso da Ferdinando Bonon di Padova), che dovevano rispondere di avere violato la legge sugli appalti, è stata chiesta l’assoluzione per avvenuta prescrizione.

Per gli altri, invece, la pena complessiva che vorrebbe l’accusa è di 17 anni. Il magistrato ha chiesto 8 anni di carcere per Capone, che deve rispondere in questo processo di falso, peculato, truffa aggravata e frode nelle pubbliche fornuture (è difeso dall’avvocato Fabrizio Gnocchi). Tre anni, invece, la richiesta, relativa all’accusa di falso, per Cesare Colli, funzionario dell’Ufficio traffico negli anni a cui il procedimento fa riferimento, dal 2003 al 2005 (è difeso dall’avvocato Orietta Stella), e 6 anni di carcere per l’imprenditore Giorgio Scagnelli (della ditta Biesse, difeso da Contardo Cristiani). L’udienza è cominciata ieri mattina alle 9 ed è finita alle 20: un tempo ritmato dalle eccezioni presentate dai legali difensori, che hanno costretto i giudici del collegio Maria Grazia Bernini, Mariateresa Gandini e Pietro Balduzzi a ritirarsi più volte in camera di consiglio. Gli imputati, poi, hanno rilasciato anche dichiarazioni spontanee. Venerdì lo stesso collegio dovrà decidere per la loro innocenza o colpevolezza. Con la sentenza sarà chiuso il primo capitolo del caso che aveva avvelenato il clima politico dell’amministrazione guidata dall’ex sindaco Piera Capitelli.

Le indagini partirono nel 2006 dalle denunce del funzionario dell’Ufficio traffico Vito Sabato (parte civile con l’avvocato Franco Maurici, insieme al Comune di Pavia, rappresentato dal legale Saverio Bertone), che aveva segnalato irregolarità sugli appalti e i lavori della segnaletica sul territorio comunale. Lavori secondo l’accusa mai fatti. Oppure eseguiti, ma pagati due volte dal Comune di Pavia. Che in cinque anni, secondo la stima del magistrato, avrebbe appaltato due milioni e 600mila euro solo per la segnaletica.

Il danno, quindi, secondo l’accusa, andrebbe calcolato proprio su questa cifra. Almeno un milione di euro sarebbe stato intascato dal “cartello” di ditte che avrebbero stretto accordi per regolare la partecipazione alle gare. Alla fine – attraverso un sistema di subappalti – gli interventi sarebbero stati fatti sempre dalle stesse imprese, in primis, secondo l’accusa, dalla Biesse di Scagnelli. Capone, oltre che di truffa e di falsificazione degli attestati di presa visione da parte delle ditte, deve anche rispondere di peculato: avrebbe utilizzato alcuni operai e mezzi dell’Ufficio traffico per eseguire lavori privati, nella sua abitazione. Inoltre, l’accusa di falso riguarda anche l’ipotesi che Capone si sia fregiato del titolo di architetto senza essere iscritto all’albo.

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7 aprile 2011

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