Un passo indietro nella lotta alla mafia (di don Luigi Ciotti)

GABRIELA, Tina, Anita. La loro libertà è iniziata con una telefonata. Sono alcune delle donne “trafficate”, finite, loro malgrado, nel giro della tratta e della prostituzione, uno dei mercati più disumani tra quelli in mano alle mafie. Hanno chiamato un giorno la postazione locale del “numero verde”, hanno trovato una persona che le ha ascoltate, sostenute, indirizzate. Da lì è cominciata la speranza: la denuncia degli sfruttatori, l’ accoglienza in strutture protette, il lavoro, la dignità. Un percorso costruito con la collaborazione di tanti: associazioni e servizi sociali, forze di polizia, magistratura, amministrazioni. In dieci anni sono 14mila le persone che hanno trovato in quei numeri di telefono – punto forte del sistema introdotto dall’ articolo 18 del testo unico sull’ immigrazione – l’ occasione del riscatto. Ma da domani non sarà più così. Ragioni economiche hanno portato il governo alla decisione di chiudere le postazioni locali del numero verde. Resterà solo quella centrale, insufficiente perché le chiamate chiedono interventi tempestivi, indicazioni dettagliate, attenzione non burocratica, conoscenza specifica dei territori. Se tutto questo manca, il rischio è che le richieste d’ aiuto, formulate da persone spaventate, disperate, che spesso conoscono poco o nulla la nostra lingua, somiglino ai messaggi nella bottiglia che i naufraghi affidano all’ oceano. La speranza è che il governo ci ripensi e che trovi almeno i 600mila euro necessari a continuare il servizio per quest’ anno e nel frattempo convochi tutte le parti in causa – pubbliche e private – per una riorganizzazione. Nessuno vuole negare la realtà della crisi economica. Ma bisogna distinguere tra gli sprechi, che vanno eliminati, e i costi. Questo è un costo, ma quando parla di “sociale” il costo è spesso un investimento. Una persona che esce dallo sfruttamento e dall’ emarginazione può diventare una grande risorsa per la società, è una persona che dall’ attenzione che le è stata rivolta sviluppa quel legame di corresponsabilità alla base del bene comune. Senza contare che ridurre l’ area degli abusi e dei traffici significa fare terra bruciata attorno alle mafie. Solo negli ultimi cinque anni, tra il 2004 e il 2009, sono state ben 3.455 le persone indagate o arrestate per tratta e sfruttamento della prostituzione minorile. Stupisce che a fronte dell’ efficacia dell’ azione dei magistrati e delle forze di polizia contro il crimine organizzato si voglia indebolire uno strumento prezioso per colpire i mercati delle mafie. E viene da fare un’ amara analogia col disegno di legge sulle intercettazioni. Da un lato s’ intende porre un limite all’ intercettazione dei giochi criminali, anche dimenticando il dettato di una legge che porta il nome di Giovanni Falcone, dall’ altro il limite viene posto all’ intercettazione della speranza. È un’ iniziativa non solo ingiusta ma controproducente. (l’ autore è il fondatore del gruppo Abele) –

Articolo apparso su La Repubblica il 31/07/2010

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