Speranze, giovani e cambiamento. Rosario incontra Borgosesia

L’atmosfera respirata in sala di partecipazione emotiva e commossa, condivisione e collaborazione tra giovani e adulti, per merito di Rosario e delle sue parole credo abbia avuto la potenza di impennare le ambizioni e le intenzioni del nostro presidio.

La speranza è riposta nella gioventù, nella nuova generazione. A Scampia la maggior parte di giovani e adolescenti entra a far parte del sistema camorrista, nel migliore dei casi a causa del loro silenzio, della loro omertà (tacendo omicidi e sopraffazioni che accadono per strada davanti ai loro occhi tra un calcio al pallone e l’altro), nel peggiore dei casi come tossicodipendenti riforniti dagli spacciatori della camorra, destinati a diventare poi essi stessi spacciatori; non è una questione di bene o di male, è ora di superare queste categorizzazioni etiche e morali: si tratta infatti per lo più di ragazzi bravi, onesti, simpatici, che in un’altra realtà sarebbero diventati magari dei manager o degli intellettuali. La lotta per la vita, la necessità delle cose e la mancanza di alternative li porta però a integrarsi in quel sistema, diventano capaci di sparare e di uccidere senza scrupoli.

Le strade da seguire sono quindi due : prevenzione e recupero. Prevenzione significa costruire delle alternative: creare ad esempio dei centri sociali per i giovani, dei luoghi di ritrovo che tirino via dalle strade i giovani e che, con il lavoro di animatori ed educatori, mostrino a quei giovani chi sono i mafiosi e che cosa fanno, educandoli a rifiutare il sistema anziché farne parte; o anche e solo una semplice scuola calcio, che tenga impegnati i pomeriggi dei ragazzi dai primi calci agli juniores, trasmettendo loro i valori di rispetto dell’altro e di leggi collettive. Ma la fonte di guadagno principale per le mafie è l’economia: la sola camorra fattura 94 miliardi di euro all’anno, il doppio della finanziaria italiana; ed è quindi economica prima che socio-culturale l’alternativa che va preventivamente costruita: se un’azienda con 30 operai viene fatta chiudere perchè coinvolta in appalti truccati o in altre manovre illegali di stampo mafioso, quei 30 operai che fine fanno ? Disoccupati, poveri, e quindi le vittime preferite della tentazione mafiosa. Si pone quindi la necessità di realizzare cooperative di lavoro, forme di occupazione grazie a cui le persone possano guadagnarsi da vivere onestamente.

Alla prevenzione va poi affiancato il recupero, recupero di quei giovani che sono ormai camorristi e che hanno bisogno di essere aiutati per uscirne. Ci dà fiducia la storia di un amico di Rosario, che, entrato “in brutti giri” di droga e trovatosi un lavoro poco pulito, partecipò al Viaggio della Memoria Torino-Cracovia e al ritorno si aprì un umile autolavaggio e riuscì a cambiare vita.

La mafia del sud e la mafia del nord ormai rappresentano un unico sistema: al Sud vengono accumulati ingenti capitali dal traffico di droga e di essere umani, dallo smaltimento dei rifiuti, dal riciclaggio, ma soprattutto – secondo Rosario – dalle attività economiche, che vengono poi reinvestiti nell’economia del Nord, dove circolano ricchezze enormemente maggiori e dove quindi le infiltrazioni della camorra e della n’drangheta intravedono guadagni molto più grandi. Rosario ci raccontava che sono i capitali accumulati dalle mafie nell’Italia meridionale ad essere poi reinvestiti in quella settentrionale, quando invece il federalismo a cui sembra siamo destinati mira a tenere al Nord le ricchezze del Nord (o almeno una buona parte di esse) anziché sperperarle al sud: i paradossi della vita.

Dicevo all’inizio che è nei giovani che è riposta la speranza di cambiamento, di miglioramento: devono essere i giovani a rinnovare la classe politica e quella dirigente, inserendosi in un partito (o fondandone uno nuovo), partendo da cariche comunali per ambire a far carriera in quel campo, perchè non si può negare che è dal potere politico che vengono prese molte decisioni importantissime nella lotta alle mafie. Devono essere i giovani a costruire cooperative sociali e di lavoro che rispondano alle esigenze sopra citate di prevenzione e recupero. Ma a mia opinione ai giovani serve il supporto degli adulti, è necessario che gli adulti incoraggino e supportino i giovani, dando loro consigli dall’alto di una maggior esperienza di vita: le domande a Rosario sono partite per lo più da adulti, e a me personalmente questa cosa ha dato molta fiducia e ritengo importante che il nostro presidio abbia un supporto anche da persone di quella fascia di età.

Da questo sodalizio giovani-adulti deve quindi partire la lotta alle mafie: è fondamentale però non mitizzare l’antimafia (al punto che Rosario suggeriva di non usare questa parola, ma di sostituirla con dei sinonimi), perchè l’antimafia deve essere una cosa di tutti e da tutti, non una scelta eroica di sacrificare la propria vita. Molte persone temono a mettersi contro il sistema mafioso, si pone quindi la necessità che l’antimafia diventi la normalità, senza alcuna mitizzazione, affinchè tutta la massa abbia più facilità a trovare coraggio di affrontare questa guerra culturale ed economica. Uno degli strumenti di questa guerra non violenta dev’essere l’informazione, che significa in primis autoformazione (attraverso quel mondo di notizie e aggiornamenti che è il web) e in secundis controinformazione, per contrastare il giornalismo fasullo e disonesto, che talvolta tace la verità, talvolta la deforma, come nel caso del cugino di Rosario, che, dopo essere morto, è stato descritto come un drogato mafioso a cui nemmeno concedere funerali pubblici.

Andrea Moresco

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *