IL PRESIDIO DI BOROGOSESIA SI PRESENTA ALLA CITTA’: “BELLEZZA, CONCRETEZZA, TENEREZZA”

b2Sei zeta in tre parole, il suono fastidioso e pungente della z, specchio dei temi molto pungenti e molto provocatori che sono stati affrontati: bellezza, concretezza, tenerezza. Ecco le tre parole chiave nella cui scia il neonato presidio di Libera Borgosesia si è presentato giovedì 11 marzo per la prima volta sul proprio territorio, con la partecipazione di Davide Mattiello, il gruppo teatrale Orme, che ha messo in scena una rivisitazione dello spettacolo “A cento passi dal Duomo” di Giulio Cavalli e colui che è stato a tutti gli effetti il padrino di battesimo di questo presidio, Domenico Rossi, coordinatore provinciale di Libera per la provincia di Novara. Il presidio porterà il nome di “LiberaMente in coscienze poolite”, in virtù della dedica a Rocco Chinnici.

Per sentire la puzza della mafia, per avvertire “il puzzo del compromesso sociale”, secondo un’impostazione dialettica quasi hegeliana della ragione umana, bisogna conoscere il profumo della bellezza; solo se si conosce la purezza e la genuinità di un’etica sana e anti-mafiosa, basata sulla legalità, sulla giustizia e sul rispetto della Costituzione, si può riconoscere e denunciare l’ammasso di imbrogli, favori, infiltrazione illecite e corruzioni che le mafie portano con loro. La bellezza libera l’etica e l’arte libera a sua volta la bellezza: da questo principio, nasce l’idea che un gruppo di militanti di Libera si trasformano in teatranti, in attori per rappresentare lo spettacolo di Giulio Cavalli e forniscano al pubblico un esempio di grandissima qualità di una delle più suggestive espressioni artistiche umane, il teatro. Lo spettacolo sopra citato si è rivelato da un lato molto commovente e coinvolgente, dall’altro molto efficace e piuttosto violento nel messaggio che intende trasmettere: le infiltrazioni mafiose nel Nord Italia e in modo particolare a Milano, per di più la città dell’Expo 2015, e l’indifferenza delle istituzioni comunali milanesi di fronte a tale fenomeno, fondata sulla falsa convinzione di Letizia Moratti che la mafia al Nord non esista.

Le denunce, le prese di posizione di Libera devono però essere accompagnate da un impegno pratico e concreto da parte dell’associazione di Ciotti, e da risultati tangibili di questo impegno. In questo senso va inquadrato il riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati alla mafia, che toglie ai mafiosi i loro territori e vi costruisce scuole, orti didattici o altri centri di ritrovo e di attività sociale finalizzati a un’educazione alla legalità, alla lotta non violenta e alla giustizia e vi organizza campi di lavoro in cui vengono coltivati i terreni di Libera Terra: è il caso di Cascina Arzilla, nei pressi di Volvera, cascina confiscata nel 1993. Il riutilizzo a fini sociali dei beni confiscati rappresenta una sconfitta secca per la mafia, se non fosse che un recente emendamento del governo ha stabilito di mettere all’asta i beni confiscati, concedendo così ai clan mafiosi la possibilità di ricomprarseli. Per ora Libera ha raccolto 200.000 firme e continuerà un monitoraggio permanente sugli atti di vendita dei territori affinchè non rifiniscano nelle mani delle organizzazioni criminali.

E infine la tenerezza nei confronti dei famigliari delle vittime di mafia: ogni giorno essi condividono insieme a noi il loro dolore, la loro esperienza, e troppo spesso ci si relaziona a loro come personaggi famosi che attirano gente, attenzione e applausi a convegni, seminari ed eventi vari. Non sono niente di tutto ciò, e soprattutto non devono essere strumentalizzati: la loro sofferenza deve essere il motore alla lotta contro l’indifferenza. A chi avverte distante da sé e dalla propria realtà le associazioni di stampo mafioso e, forte di questa posizione, non s’impegna in prima persona nella lotta alle mafie ma preferisce rimanere nel suo guscio, andrebbe raccontata la storia di Barbara Asta e dei suoi due piccoli gemelli Salvatore e Giuseppe, la cui automobile, per pura casualità, la mattina del 2 aprile del 1985, a Pizzolungo, si ritrovò tra un’auto carica di tritolo rispondente al nome di Cosa Nostra e la vettura del sostituto procuratore Carlo Palermo, vittima designata dell’attentato. Morirono dilaniati tutti e tre, mentre Palermo si salvò; Margherita Asta, figlia di Barbara, è ora responsabile di Libera Trapani: la memoria del passato che si trasforma in impegno per il futuro. Questa storia insegna che non si può restare indifferenti di fronte ai sistemi mafiosi, che allontanare da sé e dal proprio pensiero la mafia e tutto ciò che le gira intorno rappresenta una fuga in un vicolo chiuso, perchè prima o poi la mafia riuscirà a prenderti e farti pentire di quell’indifferenza.

I più sentiti ringraziamenti a Mimmo e a Davide, e tantissimi complimenti alle Orme, protagonisti di un’esibizione di altissimo livello

pborgosesia

A nome di tutta Libera Borgosesia

Andrea Moresco

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