IL GRANDE MATTIELLO

mattielloGuardando Davide Mattiello parlare mi vien voglia di avere un cavalletto. Per poterci mettere sopra la macchina fotografica, mettere un tempo di esposizione alto e immortalare tutte le circonferenze che descrive con le braccia nell’aria. Disegna dischi enormi e piccolissimi, nel vuoto scrive e poi sottolinea parole immaginarie, contorna la sua voce con questi ghirigori teatrali e barocchi. Si nota l’insofferenza della mano destra, ingessata dal microfono. A dire il vero, non ne avrebbe bisogno: la sua voce rimbomba già a sufficienza nell’aula video del Liceo Antonelli. Ma eccolo lì, un palmo chiuso, fisso, e l’altro lanciato in mille coreografie, esporre le sue idee agli studenti del triennio.

L’approccio di Mattiello è quello dell’oratore capace: coinvolge il pubblico, lo emoziona, ne conquista l’attenzione con il suo fare energico e scherzoso. Non è un aventiniano. Uno di quei teorici che vivono nel proprio mondo. È più uno di quei filosofi che si realizzano nella prassi storica.  E che spronano gli altri a fare altrettanto. Del resto, il succo del suo intervento, e del suo operato in Libera e nelle altre associazioni è proprio questo: non bisogna far finta di niente ed accettare la situazione di uno Stato che non rispetta i principi fondamentali su cui è costruito. I principi democratici sanciti dalla Costituzione.

L’antimafia è uno dei valori costituzionali, nella misura in cui l’articolo 3 sancisce che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” L’azione di Libera è quella di supplire alle carenze di uno Stato troppo colluso e poco interessato a risolvere la contraddizione che porta in seno. Celebri nomi dell’amministrazione pubblica sono legati alle mafie. Andreotti, per dirne uno, è stato sette volte Primo Ministro, otto volte alla Difesa, cinque agli Esteri, tre alle Partecipazioni Statali, due a Finanza, Bilancio e Industria, una al Tesoro, Interni, Beni culturali. Persino Ministro delle Politiche comunitarie. Eppure una sentenza del 2 maggio 2003 stabilì la sua colpevolezza per partecipazione ad associazione a delinquere di stampo mafioso. Reato caduto in prescrizione. E gli esempi sono molti.

Il discorso che ha fatto Mattiello oggi, 16/02/10, ha colto in pieno questo problema. Se lo Stato, le Istituzioni, tutti gli enti cui per timore e distacco concediamo la lettera maiuscola, non rispecchiano gli ideali di giustizia e libertà, quale può e deve essere il ruolo del cittadino? Le opzioni che Davide contempla sono due: quella di cittadinanza e quella di sudditanza. La seconda è quella del popolo-pubblico, che si realizza solo mediante il televoto e vive una vita in terza persona, con gli occhi scenografici del reality show. La prima è quella della scelta etica, della scelta del rispetto dell’altro e dell’impegno civile. Ma anche qui il rischio di una retorica vana ed inconcludente è molto alto.

Per questo il 2010 ha visto un’iniziativa concreta e politica promossa da Libera: L10. Quello che è un semplice decalogo di punti salienti per lo sviluppo della Regione racchiude in sé la voglia di cambiamento realistica dello strato della cittadinanza. Nei 10 punti di Libera Piemonte, che vi invito a leggere sull’apposito sito, non c’è un contenuto partitico, contro questo o quel movimento, ma c’è un sistema di valori che in un paese ideale, quale non è l’Italia di oggi, non avrebbe nemmeno bisogno di essere palesato.

Così, la conferenza con Mattiello, al posto di dare un’indicazione di voto, ha preferito usare dei toni più alti. Quelli riferiti ai Diritti con la D maiuscola.

Per fare da megafono alle voci di chi si sente solo, spaesato, nella battaglia a favore dei valori, o anche solo come confronto, spazio dialettico, nella realtà del Liceo Antonelli è già presente da due anni Libera. Il funzionamento del presidio del Liceo è abbastanza semplice: ci si trova ogni due settimane, per un’oretta o due, si discute, si fa informazione, si organizzano attività come quella di Mattiello. Insomma, niente di troppo oneroso, ma un piccolo gesto di responsabilità. Perché è troppo facile farsi smuovere dalle circonferenze aeree di Mattiello, lasciando poi ad altri il compito di fare qualcosa. Pertanto, chiunque fosse interessato al prossimo presidio, che si terrà il 3 Marzo probabilmente presso il liceo, mi contatti per mail all’indirizzo [email protected] o mi cerchi in quinta E. mi chiamo Mario Luca ed ho dei capelli sufficientemente voluminosi per essere identificabile con facilità.

Un altro appuntamento importante per potersi dire cittadini e non gregge è la Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno. Questa manifestazione si merita le 4 maiuscole del suo nome perché è un’occasione per ricordare tutti quegli uomini che in virtù dei diritti sono morti. Chi spappolato dal tritolo. Chi con un foro nel cranio. Chi nell’acido. Chi avvelenato. Quelle persone che chi, come me, vive nella sua tiepida casa, al riparo dai rischi, non può che ringraziare. La giornata sarà quella del 20 marzo, ultimo giorno d’inverno, e la città in cui tutta Italia si ritroverà sarà Milano. Così noi novaresi, che siamo ad un tiro di schioppo dal grigio capoluogo lombardo, non abbiamo scuse per esimerci dal partecipare. L’iscrizione si deve fare entro il 20 febbraio sul sito http://liberanovarablog.liberapiemonte.it/?page_id=681 ed è un ottimo modo per dimostrare non solo di aver ascoltato Mattiello, ma di averlo capito. Lo sforzo è quello di dedicare un pomeriggio ad una gita a Milano. Non mi sembra così assurdo.

Se Novara non avrà un numero decente di iscritti, Mattiello sarà costretto ad accompagnare il nome della nostra città ad un gesto di disapprovazione secco. Una di quelle bracciate a cui è abituato. E non vogliamo questo, vero?

Luca Mario,

Referente del presidio di Libera Beppe Alfano presso il Liceo Antonelli di Novara.

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2 Risposte

  1. angela ha detto:

    devo dire che io sono stata sorpresa dell’attenzione e partecipazione di tutti i ragazzi…non capita molto spesso che ci sia un silenzio dettato dalla curiosità di ascoltare non solo l’ospite invitato ma anche i propri compagni, quando a tutti è stato chiseto  che cosa sia la mafia…..complimenti ragazzi…spero di vedervi numerosi a milano e nel presidio del liceo:-)

     

  2. Mattia Anzaldi ha detto:

    Ho visto, abbiamo visto, il vero spirito educativo di Libera trapelare dagli occhi di una platea forse incantata. Lo spirito di giovani ragazzi accompagnati da una consapevolezza maturata prima o dopo nelle loro esperienze, ovvero, che il sapere è fondamentalmente potere.
    La consapevolezza che essere cittadini attivi all’interno della cosa pubblica è un dovere, non un hobby. Perchè la res pubblica è cosa nostra.
    Gli occhi dichiarano apertamente disprezzo nei confronti di quella (dis)educazione che, per anni, li ha tenuti al di fuori di un concetto, di un ideale così semplice; ammirati si guardano attorno, oppure chini a prendere appunti.
    Le loro espressioni testimoniano anche un po’ di disagio di fronte alla semplicità e alla schiettezza di un “signore” che, non si sa come, sta dicendo loro cose nuove.
    La conferenza si trasforma in una chiacchierata, in un costruttivo rapporto alla pari.
    Alcuni prendono la parola, entrano in confidenza con la situazione, osano…Poi, veloce come è cominciato, un sorriso, un banzai, una stretta di mano.
    Tutti a casa ad arrovellarsi un po’ lo stomaco.

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