COMUNICATO STAMPA: NO A UNO STATO PENALE FONDATO SULLA PAURA

Di fronte agli eventi e alle polemiche che hanno interessato l’opinione pubblica novarese negli ultimi giorni sentiamo il bisogno e il dovere di prendere la parola, tentando così di svolgere il nostro ruolo di società civile responsabile.

Esprimiamo forte preoccupazione di fronte a una concezione della legalità utilizzata per giustificare idee e politiche di esclusione. Stiamo costruendo, purtroppo, una comunità dove, invece di “guardare all’altro”, sempre di più ci “guardiamo dall’altro”

Sappiamo bene che la giurisdizione è l’unica alternativa alla legge del più forte, è la garanzia dei deboli contro i soprusi dei prepotenti e scaturisce proprio dal sacrosanto diritto di sicurezza, garantito non solo dall’ordine e dalla pulizia, ma soprattutto dal poter vivere in pace, collaborando con il nostro prossimo. Sempre di più, invece, ci stiamo allontanando da questa idea per lasciare spazio a una concezione della sicurezza fondata sulla paura, sull’egoismo e sul razzismo. L’attuale crisi economica non fa che aumentare il rischio di scivolare verso una situazione in cui la persona che ci sta accanto venga vista solamente come un “concorrente”. Crediamo che sia compito della politica, soprattutto nei momenti di difficoltà, promuovere ragione, civiltà e responsabilità.

Corriamo il rischio di sostituire allo Stato sociale uno Stato penale. Chi ha responsabilità istituzionali non può pensare di risolvere un problema epocale, come quello delle attuali migrazioni verso l’Occidente, solamente con politiche di esclusione e repressione. Servono politiche complesse, a livello nazionale e internazionale, che abbiano la finalità di migliorare le condizioni di vita degli esseri umani in ogni parte del mondo, bloccando così la necessità di spostarsi per poter sopravvivere e riducendo il più possibile le opportunità di delinquere.

Non avremo mai sicurezza se costruiamo una comunità dove i privilegi di pochi si fondano sulla negazione dei diritti degli ultimi, di chi sta peggio: questo non provoca pace, ma conflitto sociale.

Anche dalla lotta alla mafia abbiamo imparato che la repressione, da sola non è sufficiente. Perché nonostante i continui arresti in Italia, la mafia non si sconfigge? Perché c’è un clima culturale e sociale che permette il costante rigenerarsi del tessuto mafioso. E questo clima si sconfigge con politiche educative, sociali ed economiche.

La legalità in Italia è possibile, ma soprattutto è anche “giusta”, solamente dentro il quadro tracciato dalla nostra Costituzione, che tra i suoi principi fondamentali afferma la centralità del lavoro, il rispetto dei diritti umani fondamentali per ogni uomo e l’uguaglianza dei cittadini.

Con queste parole noi vogliamo esprimere la nostra solidarietà sia a don Dino Campiotti, che attraverso la Caritas, contribuisce a dare braccia e gambe ai principi cristiani sia alla Provincia di Novara, che, come istituzione ha il compito di promuovere non solo progetti, ma vere e proprie politiche di inclusione e di cittadinanza.

Per il coordinamento provinciale di

Libera. Associazioni nomi e numeri contro le mafie

Il referente

Domenico Rossi

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2 Risposte

  1. angela ha detto:

    Pienamente d’accordo….anzichè ripetere continuamente che la nostra costituzione è vecchia e che va cambiata…bisognerebbe iniziare a leggerla ma con l’intenzione e la volgia di metterla in pratica…
    purtoppo spaventa quanto dicono gli articoli della cost perchè è più facile chidersi in sè e fare i propri interessi invace di riboccarsi le maniche e guardare oltre il proprio orticello e creare davvero uno Stato Sociale dove tutti avremmo solo vantaggi e benefici….
    è ore di cambiare, non la costituzione ma la mentalità della paura e della repressione!!!!!

  2. Luca ha detto:

    Cambiare la Costituzione perché ormai è vecchia; dare più poteri al premier; far votare solo i capigruppo in Parlamento. Tutto questo per andare incontro ai tempi? Per snellire i tempi della politica? E intanto si propongono le ronde dei cittadini.
    Fino a qualche anno fa non ci avrei creduto seriamente, ma ormai sembra veramente di essere alle soglie di una deriva fascista dello Stato. La paura dello straniero è arrivata alla stelle anche grazie all'”ottima” informazione giornalistica, già alcuni campi rom sono stati incendiati. Siamo veramente su una china pericolosissima. E poi arriva il nostro premier che afferma che la Costituzione è vecchia, scritta ormai in altri tempi e in altre situazioni e da altri uomini.
    Ma scritta quando e da chi? Da uomini che hanno vissuto un ventennio di repressione e guerra, che sapevano più di tutti cosa vuole dire intolleranza, che conoscevano il valore della democrazia e del rispetto. Da uomini che avevano paura del ritorno del fascismo e che quindi hanno cercato di prevenirlo scrivendo la nostra Costituzione. Questo perché sapevano che l’intolleranza e la dittatura sono pericoli sempre in agguato, non appartengono a un’epoca storica particolare ma sono sempre possibili, tendono sempre a ritornare quando non c’è controllo.
    Purtroppo tutto questo questo attecchisce bene dove c’è terreno fertile e l’Italia mi pare sia davvero un buon campo. Tuttavia credo nella possibilità di progresso, anche se il percorso è difficile e lungo.
    Perché bisogna tenere conto che per l’Italia il problema dell’immigrazione e dell’integrazione sono relativamente recenti e forse non siamo ancora pronti per affrontarlo in un modo civile. È per questo che c’è ancora tanto lavoro da fare, ma anche grazie all’impegno di associazioni come Libera si arriverà a una maggiore sensibilizzazione dei cittadini, come dice Angy si arriverà a cambiare la mentalità della paura e della repressione.

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