MAFIE AL NORD. UNA SERATA A CASCINA CACCIA

cacciaSiamo stati abituati a pensare che il fenomeno mafioso coinvolga in gran parte il Sud Italia, addirittura solo alcune zone, determinate città…ma è davvero così? Stefania Bizzarri ed Elena Ciccarello, giornaliste della rivista “Narcomafie” e relatrici dell’incontro dal titolo “Mafia al nord e l’Omicidio Caccia”, organizzato dai referenti di Cascina Caccia a San Sebastiano da Po (TO), ci dicono che non è così. Ci parlano di un tema troppo spesso sottovalutato: la presenza di attività mafiosa nel Nord Italia. E per fare questo partono dai fatti.

Elena Ciccarello ci presenta lo sviluppo della malavita piemontese dagli anni settanta ad oggi, in particolare dal patto operativo che le organizzazioni criminali catanesi e calabresi stipularono tra gli anni ’70 e ’80 e che sancì la loro cooperazione in operazioni criminali come omicidi e sequestri di persona. Successivamente si poté assistere al declino dei catanesi a favore dell’egemonia dei gruppi calabresi, tanto che le altre organizzazioni criminali avrebbero potuto operare in Piemonte solo sulla base di un accordo o almeno di un consenso da parte delle cosche calabresi. Alcuni membri appartenenti dal clan dei catanesi, colpiti negli anni ’80 dalla magistratura, decisero di collaborare anche per non essere accusati dell’omicidio del Procuratore della Repubblica di Torino Bruno Caccia. A lui e a sua moglie Carla è stata dedicata questa Cascina, confiscata alla famiglia Belfiore.

Il Procuratore Capo Marcello Maddalena ricorda così Bruno Caccia, uomo scrupoloso, giusto e severo nel suo lavoro, inflessibile, fedele al ruolo di tutore della legge: “Bruno Caccia è stato e continua ad essere un simbolo. Bruno Caccia è stato, fino in fondo, uomo dello Stato, uomo delle istituzioni, uomo di giustizia.”

Unico mandante dell’omicidio viene considerato Domenico Belfiore, condannato all’ergastolo. Era il 26 giugno del 1983, giorno in cui Bruno Caccia pagò con la vita la sua fedeltà al dovere di magistrato. L’ennesima vittima di mafia in Italia.

Ora la mafia al Nord continua ad operare, ci spiega Stefania Bizzarri. Gli interessi e le infiltrazioni a livello economico sono molteplici: narcotraffico, appalti, edilizia, riciclaggio di denaro, discoteche, immobili. E se ci spostiamo in Lombardia certo la situazione non migliora, anzi! Milano viene considerata la capitale dell’abuso di cocaina in Italia, con importanti collegamenti con la Colombia. Si accenna inoltre brevemente al rapporto tra mafie italiane e straniere, tra le quali vige in generale un rapporto di non belligeranza.

Le prospettive sembrano funeste, ma è importante contrastare questo fenomeno come ci ha testimoniato con la sua stessa vita il Procuratore Caccia.

Chiara Ceresa, Presidio “Rosario Livatino” di Novara

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