Cascina Caccia all’Antonelli

Dopo quattro anni di Liceo Scientifico iniziavo a sentirmi deluso delle autogestioni. Negli ultimi anni, tra i gruppi di danza caraibica o di art attack, avevo sempre fatto fatica a trovare qualcosa di interessante. Per questo non posso non essere contento della giornata di Sabato 20 dicembre, presso il Liceo Antonelli di Novara. Riassumendo: il presidio di Libera costituito dai ragazzi della classe 4E, con l’aiuto del referente provinciale di Libera Domenico Rossi, ha fatto intervenire Roberto e Sara, attualmente impegnati nel riutilizzo sociale del bene confiscato “Cascina Caccia” di San Sebastiano da Po. Per chi non li conoscesse, questo gruppo di ragazzi sta attualmente partecipando al progetto di riutilizzo sociale della cascina sequestrata alla famiglia ‘ndranghetista dei Belfiore. La loro esperienza è fondamentale per la riflessione sul ruolo della società civile nella lotta alle Mafie. Come si cerca di esorcizzare la morte dedicandole il giorno dei Santi e relegandone il peso in quel singolo avvenimento, c’è il tentativo di mettersi a posto la coscienza con il cancro della criminalità in manifestazioni o tramite simboli della lotta alla Mafia. Si cerca, in pratica, di sciacquare la propria coscienza civile idolatrando e piangendo i martiri Borsellino o Dalla Chiesa. Oppure c’è la corrente delle persone pronte a sdegnarsi, a comprare ogni sorta di gadget con la scritta “Gomorra” e ritrovarsi nei bar a lamentarsi della Mafia come un male inevitabile, contro cui è dovere di altri lottare. L’esempio di questi ragazzi ridimensiona entrambi gli atteggiamenti. Difatti essi sono esempio di una presa di coscienza al livello del singolo e di una attività concreta e costruttiva nel tentativo di debellare la grande piaga sociale italiana ed europea (se non mondiale, visto che la Camorra ha saputo globalizzarsi meglio delle aziende “legali” italiane). Non sono eroi né santi, sono giovani di cultura e responsabilità che, con l’aiuto di una sovrastruttura quale Libera Piemonte, fanno la loro parte non passivamente. Perciò vanno oltre sia a chi crede siano i grandi nomi a fare la storia, sia a chi non si sente partecipe nella battaglia. Uno schiaffo morale alle organizzazioni malavitose che basano il proprio potere parallelo a quello statale sulla tacita rassegnazione e sul menefreghismo delle masse. La testimonianza diretta e schietta dei due ha acceso un vivace dibattito tra li studenti partecipanti all’incontro. In primo piano la riflessione sulle Mafie al nord e nel mondo, ma anche sulla percezione che gli altri paesi hanno del “caso italiano”. Io, da siciliano, ho notato con piacere la consapevolezza di tutti i partecipanti sull’estensione organizzativa delle Mafie; pensavo ci fosse ancora la tendenza ad individuare il tutto come un problema squisitamente meridionale, invece non è stato faticoso per Domenico Rossi trovare menti aperte e senza pregiudizi. Non lo dico per lodare la mia scuola, né i miei compagni, ma faccio questa constatazione con imparzialità. Ovviamente, grazie ad incontri di questo tipo ed a conferenze come quella con Tano Grasso che ebbe luogo sempre presso il nostro “beneamato” liceo, si può formare una nuova generazione critica e partecipe.

Mi prendo l’onere di ringraziare da parte del Liceo e del presidio di 4E tutti i partecipanti, Domenico, Roberto e Sara.

Spero che attività del genere possano portare ad un miglioramento della situazione italiana attuale.

Mario Luca
IV E

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Una risposta

  1. angela ha detto:

    e si robero e sara sono proprio 2 ragazzi fantastici senza pensare che sono ancora senza riscaldamento e acqua calda nella cascina caccia…questa si che è gioventù resistente…per non parlare del pericolo nello stare li a san sebastiano nella villa…
    bravi proprio bravi e coraggiosi

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