Vedo, sento, parlo – Dibattito sulla legalità a Biella

Martedi 11 novembre, presso la Città studi di Biella, ha avuto luogo una conferenza sulla legalità organizzata dall’associazione Grilli Biellesi. I relatori sono stati: Bruno Tinti, Salvatore Borsellino e Daniele Martinelli.
Pubblichiamo molto volentieri il resoconto di Stefano, dell’associazione Novaresi Attivi, che era presente all’incontro.

“Martedì sera è stata una serata speciale. Gli ospiti dell’evento dopotutto ne garantivano la riuscita: Salvatore Borsellino, Bruno Tinti e Daniele Martinelli.

Il falso in bilancio è stato uno dei temi al centro dell’attenzione di Tinti che, ha raccontato di come non ha avuto modo, dal 2002, di vedere procedure per questo reato se non quelle legate agli scandali calcistici.
Ha proseguito sottolineando l’importanza del singolare caso italiano in cui i giudici e i procuratori (per ora) sono nominati con un concorso pubblico, quindi dipendenti dello stato e di conseguenza inamovibili: nessuno può promettere promozioni o trasferimenti scomodi. Scopriamo, perciò, che qualche punto in più rispetto ai vicini europei lo abbiamo: in Svizzera i giudici sono nominati dalla maggioranza, in Francia e in Spagna dipendono dal ministro della giustizia.

Ha inoltre precisato che i costi delle intercettazioni di cui si è parlato mesi fa nell’aspro dibattito politico sono una falsità.Martinelli ha chiarito alcune questioni sul lodo Alfano, partendo dal fatto che non è un lodo, ma una legge, quindi non è il frutto di un accordo tra maggioranza ed opposizione.
Ha richiamato l’attenzione sul disegno di legge “Levi-Prodi” cosiddetto “ammazzablogger” che mette a rischio la libertà di espressione paragonando un blog ad una testata giornalistica. A suo dire è una legge per intimidire, per fare paura.
Ha infine concluso commentando il programma “Venerabile Italia” contenitore di frasi come “I
fasci rappresentano un’ideologia democratica” e “Non c’interessa sapere se i diari ritrovati da Dell’Utri siano autentici o meno, c’interessa l’analisi di Dell’Utri”.

Infine Borsellino ci ha regalato una testimonianza che pochi possono e sanno donare.

Ecco la frase di apertura: «Da quando ritengo che mio fratello sia stato ucciso da una strage di stato e non di mafia sono malvisto dalle istituzioni».
Ci ha ricordato che gli eroi non sono quelli come Mangano, ma giovani come Emanuela Loi, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina ed Agostino Catalano: gli uomini della scorta di Paolo come quelli di tutte le scorte. Uomini e donne ignorati dalle istituzioni e le cui famiglie vengono dimenticate.

La conclusione è stata amara: “I giudici oggi non si uccidono più con il tritolo. Ora gli tolgono i processi”. E ancora: «Sedici anni fa ringraziai che avessero ucciso Paolo per l’onda di coscienza civile che si era sollevata. Ora ringrazio perché può non vedere lo schifo, lo schifo, lo schifo che siamo diventati»”.

Per ulteriori informazioni visitate i loro blog:
http://www.19luglio1992.com/
http://chiarelettere.ilcannocchiale.it/?r=138437
http://www.danielemartinelli.it/

Stefano

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