Ultima versione dell’appello “EMERGENZA CIVILTA’ – EMERGENZA DIRITTI UMANI”

Siamo associazioni di volontariato e di promozione sociale del territorio novarese, cittadini e cittadine che cercano di essere attivi nella costruzione di una società locale e nazionale giusta, solidale e capace di futuro.

Vogliamo condividere l’allarme, già lanciato da altri, tra cui Alex Zanotelli e Don Ciotti, per ciò che sta avvenendo nel nostro paese: gli attacchi ai campi Rom (dai roghi di Ponticelli alle molotov al campo di Novara), “il crescente razzismo e la dilagante xenofobia, la logica facile del capro espiatorio (cercato fra chi sta peggio di noi), la giustificazione della vendetta e della giustizia fai da te, l’accanimento contro vulnerabili e indifesi.”

“La nostra storia ci ha insegnato che, se vengono meno la giustizia e la razionalità, si può facilmente passare dalla legittima persecuzione del singolo reato alla criminalizzazione di un intero gruppo o popolo: ebrei, omosessuali, nomadi, dissidenti politici l´hanno già provato sulla loro pelle, anche in Italia.”

Amnesty International condivide le forti preoccupazioni a proposito delle politiche verso Rom e migranti in Italia. Nel Rapporto Annuale 2008 si legge: ”Il 20 maggio 2008 la European Roma Policy Coalition (una coalizione di otto Ong), di cui Amnesty International fa parte, ha chiesto con urgenza alle autorità italiane di agire contro l’uso di dichiarazioni anti-rom da parte media e dei politici italiani e ha affermato che l’Italia ha alimentato il razzismo attraverso la retorica anti-rom”.

Siamo allarmati anche perché il razzismo si accompagna sempre con la guerra, anzi la giustifica e la sostiene, con la costruzione mediatica e psicologica del “nemico” e l’autorizzazione a distruggerlo, la negazione del comune destino umano, la giustificazione della corsa al riarmo e alle spese militari, la cancellazione del diritto internazionale.

Rifiutiamo l’abbinamento semplificante “insicurezza/presenza di immigrati” e la riduzione del bisogno di sicurezza alla pur giusta protezione dalla microcriminalità, che spesso ha radici socio-economiche e si può risolvere con adeguate politiche sociali di inclusione; paura, rancore e odio per chi è diverso non risolvono i problemi e aggravano le condizioni di vivibilità e civiltà delle nostre città. “Ci stiamo dimenticando di appartenere a un popolo che è stato fino a ieri un popolo di migranti e che oltre 60 milioni di italiani – una

seconda Italia – vivono attualmente all’estero?”

Ricordiamo anche l’esistenza del pressante problema dei richiedenti asilo, i cui legittimi diritti rischiano di essere calpestati dalle nuove norme del “pacchetto sicurezza”, in contrasto con la Convenzione di Ginevra, la Dichiarazione dei Diritti Umani e la Costituzione stessa del nostro

“La sicurezza è un diritto di ogni essere umano, di ogni comunità e di ogni popolo,

e rimanda alla complessità della vita attuale.”

PER NOI LA SICUREZZA È:

Contrasto alle mafie e alla criminalità organizzata, che controllano i mercati più redditizi, dalle droghe alle armi, dalla tratta di persone alle grandi opere, ai rifiuti, dall’intimidazione al riciclaggio di denaro. La nostra democrazia non potrà dirsi compiuta finchè ci saranno territori a sovranità limitata, persone costrette a vivere nel bisogno e nella paura, economie parallele che arricchiscono pochi e impoveriscono intere aree. Gli introiti delle mafie sono 90 miliardi di euro annui, il 7% del PIL, pari a 5 finanziarie: un quinto riguarda le ecomafie, che sfruttano risorse ambientali per fini criminali.

– Fine delle morti sul lavoro, emersione del lavoro in nero, per dare diritti e tutele a tutti i lavoratori che sostengono l’economia italiana.

– Cura e protezione dell’ambiente, qui e anche nel terzo mondo, già colpito dai cambiamenti climatici indotti soprattutto dai consumi del nostro primo mondo e dall’allarme fame e sete. Sono le prime vittime di squilibri planetari che ci riguarderanno tutti.

-Giustizia sociale e solidarietà con le fasce sociali deboli e impoverite; politiche di accoglienza, di inclusione, di mediazione culturale, perché tutti in Italia possano essere cittadini attivi, soggetti consapevoli di diritti e doveri.

-Rispetto degli impegni per la cooperazione internazionale (l’Italia è penultima nella graduatoria dei paesi sviluppati, vergognosamente in ritardo sugli obiettivi stabiliti dall’ONU) per aiutare i popoli a vivere bene nel loro paese di origine.

– Risposte politiche serie, adeguate alla complessità e lungimiranti, per affrontare le emergenze ambientali, sociali e globali del pianeta, che ci riguardano tutti e riguardano le future generazioni (riduzione di mobilità e consumi, fonti rinnovabili non inquinanti,riduzione dei rifiuti,riuso e riciclo).

Esprimiamo forte preoccupazione per le scelte del governo di militarizzare il territorio: prima sul problema rifuti a Napoli, non contro la camorra, principale responsabile del problema, ma contro le proteste dei cittadini; ora con il supporto di 3.000 soldati alle forze di polizia. Citiamo da Pax Christi: ““L’esercito in un paese democratico ha funzioni ben stabilite; è utile nei casi di calamità naturale, secondo la Costituzione ha compiti di natura esclusivamente difensiva, non può essere utilizzato in maniera indebita… La sfida della sicurezza sociale si vince con la mediazione interculturale, la riappropriazione pacifica del territorio da parte delle associazioni e dei gruppi sociali, un ruolo delle forze dell’ordine che contempli collaborazione e progettazione comune con la società civile”

Si imporranno sempre con l’esercito contro le popolazioni le grandi opere, le centrali nucleari, le basi militari?

Le scelte legislative del governo di cavalcare la micro-sicurezza “percepita” – minacciata da una microcriminalità “straniera” costantemente sbattuta in prima pagina – non aiutano a contrastare il clima xenofobo, ma lo alimentano in un circolo vizioso che non pone certo le basi per una vera sicurezza.

Citiamo ancora Don Ciotti: “La legalità deve fondarsi sulla prossimità e sulla giustizia sociale”. In Italia ci sono migranti “clandestini” solo per mancanza di una legislazione che consenta ingressi per lavoro adeguati alla domanda reale, (guardiamo i nostri anziani accuditi dalle badanti in assenza di strutture sociali adeguate, guardiamo dentro i cantieri edili e nei luoghi di lavoro pericolosi e malsani). La clandestinità e il lavoro in nero fanno comodo al nostro sistema per tenere basso il costo del lavoro e garantire profitti,” risparmiando” su diritti, tasse, sicurezza.

Sappiamo che sul nostro territorio novarese esistono da tempo molti progetti e pratiche di solidarietà e di convivenza civile, che costruiscono quotidianamente dal basso giustizia sociale e diritti di cittadinanza e contrastano attivamente le derive razziste e xenofobe.

Per convivere dobbiamo riconoscere che tutti, “noi” e “loro”, abbiamo bisogni, paure, desideri, e che solo imparando a conoscerci e a vivere insieme come vicini di casa, di scuola, di lavoro potremo tutti sentirci più sicuri e avere finalmente meno paura.

Le istituzioni, la politica e la società civile devono lavorare per allontanare e non per alimentare i sentimenti di intolleranza, per rifiutare le facili (false) soluzioni per problemi complessi e aiutare a comprendere i problemi reali del nostro paese, nella consapevolezza che serve l’impegno di tutte e tutti per risolverli.

Anche noi ci impegniamo a fare la nostra parte e a non tacere.

Prime adesioni:Ali di Luce, Associazione per la Pace di Novara, Banca Del Tempo Di Oleggio, Bilanci di Giustizia di Oleggio, Circolo Legambiente di Novara, Comitato Territoriale Novarese Acqua, Coordinamento novarese di Libera, Emergency gruppo di Novara, Idee per il Futuro, Il Mandorlo, Laboratorio per la pace di Galliate, Livres como vento, Madreterra di Romentino, Medicina Democratica, Tavolo NO F35

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