‘Ndrangheta: gli interessi nel Novarese della locale di Lonate Pozzolo

Dieci anni dopo l’operazione Bad Boys la ricostituita locale ‘ndranghetista di Legnano-Lonate Pozzolo è stata nuovamente colpita dall’operazione Krimisa della Dda di Milano, che ha portato alla custodia cautelare in carcere di 27 persone e agli arresti domiciliari di altre 7 con accuse che comprendono associazione di stampo mafioso, lesioni, violenze e danneggiamenti, spaccio di droga, detenzione e porto abusivo di armi, truffa aggravata ai danni dello Stato e intestazione fittizia di beni.

Una ‘ndrangheta da manuale, che s’insinua nell’economia legale sviluppando un business sui parcheggi dell’aeroporto di Malpensa proteggendone il mercato attraverso la concorrenza sleale e l’intimidazione, che stringe alleanze con il mondo della politica, tanto che tra gli arrestati c’è anche il consigliere comunale di Ferno Enzo Misiano (FdI): Misiano, non l’unico amministratore il cui nome compare nelle carte, è identificato dagli inquirenti come referente politico dei calabresi, in favore dei quali avrebbe gestito alcune pratiche amministrative.

Ecco come la ‘ndrangheta ha gestito Lonate Pozzolo per 15 anni

Se da un lato le infiltrazioni in campo economico e politico ripropongono un modus operandi consolidato della ‘ndrangheta, dall’altro l’aspetto più preoccupante riguarda la normalizzazione della presenza mafiosa e il suo utilizzo utilitaristico e consapevole da parte di soggetti non affiliati, la multiservizi della ‘ndrangheta riscontrata in altri territori, come quello del Basso Piemonte interessato dall’operazione Barbarossa.

Leggi il dossier su Barbarossa di Libera Piemonte:

Barbarossa ha svelato l’utilizzo della ‘ndrangheta da parte di alcuni imprenditori locali per il recupero crediti e per la gestione delle risorse umane, come nel caso di un commerciante che si è rivolto ai boss per costringere un proprio dipendente a dimettersi anziché licenziarlo per vie legali; allo stesso modo Krimisa raccoglie episodi di gestione illegale della concorrenza e del rapporto con i fornitori, come quello di un barista costretto ad acquistare il caffè di un determinato venditore, ma il servizio di gestione del conflitto offerto dalla ‘ndrangheta viene addirittura utilizzato per affari privati, come la richiesta di un padre di malmenare il fidanzato sgradito della figlia. 

Che cosa ha a che fare tutto questo con il Novarese? Non solo stiamo parlando di comuni limitrofi alla nostra provincia e di dinamiche perverse evidentemente ripetibili in qualunque territorio, ma tra gli arrestati ci sono anche tre personaggi “di casa”: Giandomenico Santoro, già ai domiciliari a Oleggio per altre vicende, Agostino Dati, residente a San Pietro Mosezzo, dove ha vissuto in passato, e soprattutto Cataldo Casoppero, coinvolto 10 anni fa nell’inchiesta Bad Boys e vecchia conoscenza della cronaca giudiziaria novarese. Il nome del 67enne originario di Cirò Marina e residente a Lonate Pozzolo era infatti già comparso nelle carte del processo per l’omicidio Marcoli a carico di Francesco Gurgone: fu a lui che si rivolse il padre dell’imputato, quando questi fu arrestato per la detenzione di una pistola con matricola abrasa.

Casoppero, ritenuto dagli inquirenti organico alla locale di Lonate, avrebbe avuto una presenza significativa a Oleggio, città in cui si sarebbe attivato per l’acquisto di alcuni terreni da adibire alla costruzione di una struttura per l’accoglienza di richiedenti asilo al fine di reimpiegare e ripulire i proventi illeciti.

Leggi l’articolo di Marco Benvenuti su La Stampa del 7 luglio:

Aggiornamento: nuovi dettagli su La Stampa dell’11 luglio:

 

 

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