Boss “a distanza”: a Novara il reggente del clan Cammarata di Riesi (CL)

Viveva a Novara dal 2007, ma «non aveva mai cessato di appartenere al clan» e dal 2014 esercitava «in modo più preponderante il suo potere e la sua influenza in Riesi»: è quanto si legge nella sentenza numero 57914 del 20 novembre 2018, con cui la Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere di Rosolino Li Vecchi, classe 1961 e reggente de facto del clan Cammarata di Riesi, gruppo criminale colpito a luglio 2018 dall’operazione De Reditu. Tra i 25 arresti eseguiti dai carabinieri di Caltanissetta anche quello di Li Vecchi, già condannato negli anni Novanta per associazione mafiosa e indicato dalla Relazione conclusiva della Commissione parlamentare antimafia della la XIV legislatura, datata 2006, quale uomo d’onore «di notevole spessore e di provata affidabilità criminale».

La passata condanna e l’attenzione degli inquirenti, oltre che la lontananza geografica dalla propria zona di influenza, non hanno scoraggiato l’attività criminale di Li Vecchi, arrestato nel 2008 con l’accusa di aver imposto l’assunzione di braccianti a un’importante azienda vitivinicola siciliana che gli è valsa una condanna per estorsione aggravata divenuta definitiva lo scorso maggio.

Da ultimo l’arresto della scorsa estate motivato, come si legge ancora nella sentenza n. 57914, dai gravi indizi di partecipazione ad associazione mafiosa e di compimento di condotte estorsive. Nelle carte giudiziarie sono infatti riportati diversi episodi criminali perpetrati ai danni di aziende della provincia nissena, alcune delle quali destinatarie di appalti per la metanizzazione del territorio o la manutenzione della rete idrica: queste dovevano il 3% del valore dei lavori a Li Vecchi, che agiva per mezzo di un intermediario di fiducia, il quale tuttavia sembra talvolta aver compiuto “eccessi di delega”.

Operazione De Reditu, le immagini dei Carabinieri di Caltanissetta

 

L’economia criminale però non si limitava all’estorsione di denaro, estendendosi all’affidamento obbligata di subappalti e all’assunzione forzata di dipendenti, in una circostanza dello stesso Li Vecchi, tra il 1999 e il 2001 al libro paga di un’azienda per cui non svolgeva alcuna attività lavorativa. Tra i motivi dell’arresto figura infine l’irrisolto omicidio di Angelo Lauria, membro del clan rivale dei Riggio eliminato in un agguato del 14 marzo del 1992, anche se sul punto la Suprema Corte ha giudicato la motivazione contraddittoria e quindi bisognosa di un nuovo esame da parte del Tribunale del Riesame di Caltanissetta: pur essendo richiamate diverse testimonianze di collaboratori di giustizia che indicano Li Vecchi tra gli esecutori materiali o quantomeno tra gli ideatori dell’omicidio, queste provengono in ultima istanza da un’unica fonte, base insufficiente per un provvedimento restrittivo.

Pur in presenza di evidenze processuali e investigative riguardanti la sola provincia di Caltanissetta, non è un fatto irrilevante la presenza di Li Vecchi a Novara, territorio dimostratosi più volte accogliente nei confronti di criminali in fuga o in cerca di un’oasi tranquilla da cui gestire i propri affari.

L’articolo di Marco Benvenuti su La Stampa di Novara del 30 dicembre 2018 (cliccare per leggerlo in versione digitale):

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