Operazione Barbarossa: altra locale smantellata in Piemonte

 

Ieri mattina è scattata l’Operazione Barbarossa, che ha condotto all’arresto di 26 persone affiliate alla locale ‘ndranghetista attiva tra Asti e Cuneo, ritenuta in stretto contatto con le famiglie mafiose operanti a Vibo Valentia e Catanzaro, confermando la corrispondenza biunivoca tra madrepatria e colonie, tipica del crimine organizzato calabrese.
L’inchiesta è partita nel 2015 dopo alcuni tentati omicidi e seguenti atti intimidatori, scaturiti da faide interne, che hanno allarmato le Forze dell’Ordine. Oltre al traffico di droga, di armi e al racket estorsivo ai danni di decine di imprenditori locali, è stata rilevata  anche «[…] l’infiltrazione ed acquisizione diretta ed indiretta di diverse attività economiche astigiane operanti nel settore edile, agricolo-commerciale e sportivo, con riferimento fino al 2017, alle società di calcio Asti Calcio, Pro Asti Sandamianese, Costigliole Calcio, Motta Piccola California».

L’attività investigativa ha così permesso di infliggere un duro colpo all’organizzazione criminale che aveva sede ad Asti, ma raggiungeva anche altre località, quali Costigliole d’Asti, Agliano Terme, Castelnuovo Don Bosco, Castagnito, Canelli, Isola d’Asti, Mombercelli, Calosso e Alba, città di residenza del boss Rocco Zangrà, sino ad arrivare nel bresciano e in provincia di Savona, dove è stato arrestato Gaetano Parrucci, ritenuto tramite importante per le locali calabresi e quelle del nord.

Per tutti gli arrestati l’accusa  è di associazione a delinquere di stampo mafioso connessa ai reati contestati a vario titolo, fra cui l’omicidio di Luigi Di Gianni, gestore di un night club ucciso a fucilate a Isola d’Asti il 12 gennaio 2013, due tentati omicidi, numerose rapine, estorsioni, furti, traffico di armi e droga. Oltre ai 26 fermi, sono state indagate altre 58 persone e sono state eseguite 78 perquisizioni, in cui sono stati sequestrati 21 fucili e 16 pistole con relativi munizioni e droga: 10 chili di marijuana, un etto di cocaina e un etto di hashish.

«Un organigramma con ruoli, gradi e doti assegnate a ognuno e il classico rito di affiliazione, con il santino bruciato col sangue», ha affermato il comandante provinciale dei carabinieri di Asti, Colonnello Bernardino Vagnoni. L’operazione è stata coordinata dalla DIA di Torino ed è stata eseguita da 300 militari dei carabinieri.

Ancora una volta, il Piemonte si trova a fare i conti con la ‘ndrangheta, violenta e costantemente alla ricerca di denaro e potere, che inquina il tessuto sociale in cui riesce a prosperare, replicando le sue dinamiche originarie per colonizzare i nuovi territori di insediamento.

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