Di Giovanni, la Cassazione conferma le condanne in abbreviato

La Cassazione ha messo la parola fine al procedimento abbreviato di Bloodsucker, inchiesta della Squadra Mobile di Novara che nel dicembre del 2014 ha portato all’arresto di cinque membri della famiglia Di Giovanni e di alcune persone accusate di essere loro complici per reati che comprendevano usura, estorsione, riciclaggio e associazione a delinquere.

Diviso in due tronconi, abbreviato e ordinario, il processo ha dato i primi responsi definitivi proprio due giorni fa, il 6 marzo, quando la Suprema Corte ha sostanzialmente confermato la sentenza d’appello del rito abbreviato, in cui è peraltro caduto il capo d’imputazione dell’associazione a delinquere. Pena leggermente ridotta a 6 anni e 4 mesi per Pino Di Giovanni e tutto confermato per gli altri imputati: 3 anni e 8 mesi per Franco Di Giovanni. 2 anni e 4 mesi per Giuseppe Di Giovanni (classe ’76), 2 anni e 8 mesi per Massimiliano Alia.

Intanto prosegue in appello il rito ordinario, giunto alla sua prima sentenza il 30 maggio 2017, cui si affianca il procedimento per la confisca dei beni sequestrati ai Di Giovanni

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