Gennaio 2018: un cupo bilancio

 

Il primo mese del 2018 si è aperto con una maxi operazione internazionale contro il crimine organizzato di stampo ‘ndranghetista, che oltre a detenere la leadership criminale in Italia, è al vertice del più ampio fenomeno globale.
L’operazione Stige ha dimostrato, ancora una volta, la capacità tipica della ‘ndrangheta di espandersi a partire da un piccolo comune locale, come nel caso di Cirò Marina, fino ad arrivare alle grandi città europee, come Stoccarda.
Non solo: Canada, Australia e sud America conoscono bene questo tipo di criminalità così capace, potente e aggressiva.
Il voto di scambio e la collusione politica sono armi molto utili e consolidate in patria: solo nel 2017 sono stati sciolti 20 comuni per infiltrazione mafiosa, di cui 12 in Calabria.

La stessa Cosa Nostra cerca legami con la mala calabrese per consolidare il suo potere, come documentato dall’operazione Montagna del 22 gennaio che ha portato all’arresto di 56 persone, tra boss, gregari e fiancheggiatori operanti nella provincia di Agrigento.
Gli uomini del mandamento “della montagna”, cui facevano capo i clan di Cammarata, San Giovanni Gemini, Sant’Angelo Muxaro, Casteltermini, Favara, Raffadali, Santo Stefano di Quisquina, Bivona, Alessandria della Rocca, erano particolarmente attivi nei reati predatori, come le estorsioni, trafficavano droga e controllavano l’economia delle slot machine e dei videopoker, imposti agli esercenti di zona. Gli interessi di Cosa Nostra si sono poi allungati sui centri di accoglienza, per guadagnare illecitamente sulla gestione complicata dell’emergenza migranti e per inserire persone di fiducia nelle strutture ad essa adibite. Francesco Lo Voi, procuratore capo di Palermo, ha commentato <<Questa è stata l’operazione più importante nel territorio. […] Vi è ancora una presenza vitale di Cosa Nostra e duole rilevare che una ventina di imprese ha subito danneggiamenti che non sono stati nemmeno denunciati>>. Tra gli arrestati, spicca Santo Sabella, sindaco di San Biagio Platani, finito in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.
Al fine delle indagini, sono state importanti le dichiarazioni del nuovo pentito Vito Bucceri, oltre alle intercettazioni e alle poche testimonianze di alcune vittime di estorsione. Sono state sequestrate 4 società e alcuni patrimoni aziendali.

Il 25 gennaio è la volta di Ostia, comune del litorale romano da anni sotto la lente degli inquirenti per le convergenze degli interessi dei clan siciliani, calabresi, campani, e dei resti delle organizzazioni criminali romane degli anni ‘80. Anche una nuova forma di mafia autoctona ha cominciato ad affacciarsi sui mercati che contano, monopolizzando ad esempio il mercato della droga in alcuni quartieri. L’operazione Eclisse ha portato all’arresto di 32 persone tra cui spiccano, per la prima volta, esponenti del clan Spada, ultimamente sotto i riflettori a causa dell’aggressione di Roberto Spada ai danni del giornalista Daniele Piervincenzi.
I reati contestati sono omicidio, estorsione e usura e sono stati sequestrati oltre 200.000 euro, autovetture e molte società riconducibili al clan.
Le intercettazioni hanno dimostrato la capacità del clan di offrire protezione agli esercenti commerciali dalle eventuali minacce di altri gruppi criminali: un gioco di potere deviato e pericoloso, contro clan locali avversari (come la faida che ha portato al duplice omicidio dei boss dell’organizzazione criminale Galleoni-Cardoni) e contro quelli che giungono da fuori per tentare nuove colonizzazioni o infiltrazioni.

Il primo bilancio di questo anno non lascia ben sperare: se da un lato sono importanti e positivi gli sforzi e i risultati delle forze dell’ordine e della magistratura nel contrasto al fenomeno mafioso, dall’altro si registra la capacità criminale di mafie vecchie (e nuove) di resistere e adattarsi ai nuovi contesti storici ed economici.

 

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