Operazione Stige tra Italia e Germania: 170 arresti smantellano cosca


La prima maxi operazione del 2018 contro il crimine organizzato ‘ndranghetista è scattata all’alba del 9 gennaio, coordinata dalla DDA di Catanzaro, in collaborazione con il Comando provinciale di Crotone e il NOE di Catanzaro, firmata dal gip di Catanzaro Giulio De Gregorio su richiesta del procuratore Nicola Gratteri, dell’aggiunto Luberto e dei sostituti Guarascio, Rapino e Prontera.

131 presunti affiliati alla cosca Farao-Marincola di Cirò Marina , e del clan Giglio di Strongoli (entrambi i comuni commissariati) sono finiti in carcere e 39 ai domiciliari: tra loro, figurano diversi soggetti politici locali, tra sindaci, vicesindaci, assessori e consiglieri, alcuni accusati di concorso esterno in associazione mafiosa e altri ritenuti direttamente affiliati ed esponenti della cosca.
Elemento di spicco è il Presidente della Provincia di Crotone nonché sindaco di Cirò Marina, Nicodemo Parrilla: entrambi i ruoli sarebbero stati ottenuti grazie alle pressioni esercitate dagli uomini del clan.

I comuni limitrofi coinvolti sono Mandatoriccio, Casabona, Cariati, Torretta di Crucioli e San Giovanni in Fiore. Lazio, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Toscana sono le altre regioni interessate.
Non solo, le misure cautelari hanno raggiunto le ramificazioni della cosca dei cirotani in Germania, nello stato federale di Hessen e nella zona di Stoccarda, dove gestivano il settore della distribuzione dei prodotti vinicoli e di semilavorati per pizza, diventando punto di riferimento per molti ristoratori italiani, soprattutto per la risoluzione dei conflitti.
In patria, invece, gli interessi gravitavano sulla gestione dei servizi per l’accoglienza dei migranti, dei lidi balneari e dei boschi della Sila; sul mercato ittico e i servizi portuali; sul settore della distribuzione alimentare; sulla gestione e sullo smaltimento dei rifiuti; sulle agenzie delle slot machine e sui servizi di onoranze funebri.

Dalle carte dell’indagine, si evince in modo chiaro il modus operandi tipicamente mafioso, fatto di estorsioni continue e pressioni legate al voto di scambio: la cosca è stata in grado di creare un sistema capace di controllare il tessuto socio economico del territorio per oltre 40’anni, come si legge dalle  intercettazioni.
Sono stati inoltre effettuati sequestri di beni per un valore di 50 milioni di euro.

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