La libertà non ha pizzo: le scelte di Tiberio Bentivoglio


Tiberio Bentivoglio, imprenditore calabrese che non si è piegato alle logiche ‘ndranghetiste, ha incontrato Libera Novara e la sua rete, in quella che è si è rivelata una delle serate più emozionanti dell’anno.
La storia di Tiberio è raccontata nel libro Colpito. La vera storia di Tiberio Bentivoglio, scritto da Daniela Pellicanò, nel quale vengono ripercorsi l’attività imprenditoriale del testimone di giustizia, vigorosa e dinamica fino all’intervento della mala calabrese decisa a imporsi sul commerciante, le scelte coraggiose che ne sono scaturite e il percorso di testimonianza intrapreso.

Tiberio inaugura il suo negozio di presidi sanitari il 5 ottobre 1979 nel quartiere Condera, dove è nato e cresciuto. L’attività gestita con la moglie Enza ha un fatturato strabiliante e Tiberio racconta con orgoglio che la clientela è sempre più numerosa, sintomo di un servizio svolto con passione e professionalità.
Così, nel 1992, i coniugi Bentivoglio decidono di ampliare l’attività: prendono in affitto un negozio più grande, in cui oltre i presidi sanitari decidono di vendere oggetti per neonati. Il progetto è chiaro: «Questa mia attività intendeva seguire e curare i bisogni della persona dal momento della nascita e in ogni periodo della vita fino a quello della vecchiaia».

La costante evoluzione del servizio non passa inosservata e le locali reggine iniziano ad allungare i tentacoli sulla fiorente attività dei Bentivoglio: qualche giorno prima dell’inaugurazione Tiberio riceve una visita di monito in cui un ragazzo gli presenta la richiesta di pagamento del pizzo. L’imprenditore racconta: «Mi hanno chiesto addirittura un milione di lire al mese soltanto per alzare la serranda e aprire il mio negozio».
Tiberio con fermezza dice no al pizzo e alla ‘ndrangheta: «Il mio non è un atto di coraggio ma di paura, paura di sedersi al tavolo con loro, di essere al loro sevizio».

La ‘ndrangheta non lo tollera: il negozio di Tiberio viene distrutto più volte e il 9 febbraio 2011 una raffica di proiettili lo raggiunge alla schiena, attentato mortale al quale scampa miracolosamente. Intanto le testimonianze di Tiberio portano a ben tre processi che si concludono con le condanne degli imputati e il quarto inizierà il prossimo 22 dicembre. Nel libro ricorrono gli aggettivi solo e impotente, sensazioni che prova spesso nel suo cammino di testimonianza, complicato da intimidazioni e minacce e dalle istituzioni talvolta disattente alla sua storia. Tiberio da molti anni cammina insieme a Libera e grazie all’aiuto di don Luigi Ciotti e dell’allora referente regionale di Libera Calabria Domenico Nasone nel 2016 ha riaperto la sua attività nel centro storico di Reggio Calabria in un bene confiscato ristrutturato dall’architetto Rosa Quattrone, figlia dell’ispettore del lavoro Demetrio, vittima della ‘ndrangheta nel 1991 (abbiamo approfondito la sua storia con il figlio Nino l’anno scorso) . Il negozio di Tiberio oggi resta illuminato anche di notte e non ci sono serrande che coprono le vetrine. Un punto di luce per la sua città, come affermato dal Procuratore Cafiero de Raho in un incontro pubblico.

Tiberio afferma di non essersi pentito della sua scelta anche se la strada è stata ed è lunga e tortuosa, ma lui non si arrende e sollecita i giovani a fare il proprio dovere e a pretendere i propri diritti, ed è questo che ha raccontato giovedì mattina 26 ottobre ai ragazzi del Liceo Scientifico Antonelli di Novara, raggiungendo il milione di studenti incontrati in 11 anni di testimonianza nelle scuole.
Nonostante le difficoltàTiberio non ha mai scelto di abbandonare la sua Calabria, ma ha lottato e lotta ancora, perché questo è l’unico modo per sconfiggere le mafie.

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