Mafia nigeriana: chiesti 177 anni per due novaresi e altri 42 imputati

Tra i 177 anni di reclusione complessivi chiesti dal Pm Stefano Catellani per i 44 imputati nel processo Athenaeum, la richiesta più alta di 11 anni e 4 mesi è per Nosayaba Kingsley Iyare detto Aye, residente a Novara, accusato di associazione di stampo mafioso e di reati come lesioni e falsificazione di carte di credito. La stessa accusa grava su un altro residente a Novara, Godswil Ehisuoria Sadoh detto Mr. Frank, 40 anni.
Aye e Mr. Frank avrebbero ricoperto ruoli di primo piano in una struttura criminale che operava su scala nazionale: il primo ha rivestito il ruolo di Chariman (vicecapo) per l’organizzazione; il secondo quello di Don (capo) almeno fino al 2013.
L’inchiesta Athenaeum è cominciata nel dicembre 2012, a seguito della denuncia di una donna nigeriana che ha dichiarato di essere vittima di tratta da parte di suoi connazionali. Le prime indagini hanno messo in luce l’esistenza di due clan criminali che gestivano il flusso migratorio coatto, in conflitto tra di loro: i Meaphite, a cui aderivano i novaresi, e gli Eiye. Questi due gruppi erano particolarmente attivi nel territorio torinese, dove si sono contesi a più riprese e con ricorrenti scontri armati le zone per gestire spaccio di droga e prostituzione.

Gli organi inquirenti tramite intercettazioni hanno evidenziato le pratiche di reclutamento e affiliazione, con riti occulti ed esoterici oltremodo violenti e versamenti di somme di denaro per finanziare le attività dell’organizzazione. La violenza brutale di queste organizzazioni è emersa anche dalle dichiarazioni rese da una vittima di un’aggressione svoltasi a Novara, le cui affermazioni sono elemento processuale di un’altra indagine per rapina.
Il ragazzo aggredito sarebbe stato scelto per riempire le fila dell’organizzazione criminale dei Meaphite, che lui stesso ha definito «una società occulta mafiosa»: colpevole di aver rifiutato è stato selvaggiamente picchiato con una bottiglia e poi derubato del portafoglio. La punizione corporale sarebbe stata inflitta proprio da Aye. La moglie del Chariman novarese ha sostenuto a sua difesa che la lite sarebbe scoppiata tra Aye e Mr. Frank poiché quest’ultimo avrebbe aggredito il connazionale malcapitato, rendendo necessario l’intervento di Aye in difesa della vittima. La donna ha inoltre riferito che la lite sarebbe però sfociata in una vera e propria contesa per un ruolo verticistico nei Meaphiteammettendone quindi l’esistenza.

Il dato evidente è che Novara era un punto logistico molto importante, poiché sono state accertate riunioni di entrambi i gruppi: il 31 marzo 2013 quella dei Maphite in viale Dante, proprio a casa di Aye, in cui era stata nominato addirittura il coordinatore per il Piemonte e la Lombardia, e il 15 marzo 2014 quella degli Eiye.
Le dinamiche sembrano ricalcare il modus operandi tipico della criminalità organizzata di stampo mafioso, ma gli avvocati difensori continuano a negarne la natura, indicandole come organizzazioni caritatevoli.

Leggi la cronaca di Marco Benvenuti su La Stampa di Novara di ieri:

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