Operazione antimafia tra Italia e Germania, due arresti anche a Novara

Sono scattate ieri mattina le operazioni antimafia Druso ed Extra fines, coordinate dalla Procura nazionale di Franco Roberti in collaborazione con le DDA di Roma e Caltanissetta ed eseguite da oltre 600 agenti, tra cui un reparto della polizia Criminale di Colonia, città tedesca già interessata dalle logiche mafiose. Non è una novità, infatti, l’interesse della criminalità organizzata a espandersi e radicarsi anche oltre confine (extra fines, appunto).
Al centro delle inchieste è finita, di nuovo, la famiglia gelese dei Rinzivillo, storico clan siciliano alleato dei corleonesi. Sono molti i reati contestati ai 37 soggetti arrestati, tra cui spaccio di droga ed estorsioni, traffico di armi e trasferimento fraudolento di beni, tutti aggravati dalle modalità mafiose.
Le manette sono scattate anche a Novara, ai danni di Emanuele e Alessandro Romano, padre e figlio di 49 e 25 anni originari di Gela e operanti nel settore delle costruzioni, con l’accusa di aver commesso reati, tra cui figura anche l’estorsione a commercianti novaresi, per conto del gruppo criminale. I due sono stati anche immortalati dalle telecamere degli investigatori in occasione di un summit tenutosi a Roma il 26 novembre 2016 e intercettati mentre parlavano del clan.

Tra gli altri fermi spiccano quelli di due carabinieri e un avvocato destinatari di pesanti accuse: i primi sarebbero entrati abusivamente nelle banche dati delle forze d’ordine per trasmettere informazioni riservate agli uomini del clan; il secondo sarebbe al servizio del clan e avrebbe utilizzato il sodalizio per scopi personali. Il boss Salvatore Rinzivillo, dopo aver scontato già una precedente condanna per mafia, è ora accusato di intestazione fittizia di società al fine di eludere la normativa antimafia in materia di misure di prevenzione patrimoniali.

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Non solo, le mire del clan erano anche rivolte agli interessi del famoso locale romano Cafè Veneto: grazie alle intercettazioni ambientali e ai controlli patrimoniali, è stato possibile comprovare una grave estorsione compiuta ai danni della famiglia Berti, titolare del ristorante. I gruppi criminali di stampo mafioso sembrano infatti ben radicati nel capoluogo romano, un dato confermato dalla condotta di Aldo Berti, che prima denuncia l’estorsione alle forze dell’ordine e poi chiede aiuto a un altro esponente della criminalità organizzata per risolvere la questione. Dopo le indagini sulla gestione del mercato ortofrutticolo di Fondi che hanno evidenziato un patto di monopolio tra cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra, anche quello romano di Gaudonia è stato interessato dalle stesse dinamiche, con i Rinzivillo, che hanno già in pungo il mercato siciliano di Vittoria, tra i promotori dell’accordo.
Le regioni italiane coinvolte sono Sicilia, Lazio, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte; il ramo tedesco dell’indagine ha portato alla luce un ingente traffico di droga, destinato principalmente al mercato romano, oltre a connessioni e collaborazioni tra alcuni esponenti del clan Rinzivillo, già radicati a Colonia, e la locale ‘ndraghetista degli Strangio, titolari del ristorante in cui si è consumata una faida culminata nel 2007 nella cosiddetta Strage di Duisburg.

«Rivendichiamo l’importanza di un metodo di indagine. Il lavoro di intesa, lo scambio continuo di informazioni concordate per non rovinare l’uno l’indagine dell’altro», ha commentato in mattinata il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, «vale la pena citare Giovanni Falcone, è importante soprattutto nel mondo di oggi, dove le mafie non sparano come una volta, ma bisogna seguire e rintracciare i beni oltre che arrestare le persone». Il valore dei beni sequestrati, infatti, è enorme: 11 milioni di euro.

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