‘Ndrangheta a Novara, sequestro di beni

Un’altra evidenza della presenza delle cosche nel nostro territorio: le Fiamme gialle, coordinate dalla Dia di Catanzaro, hanno compiuto sequestri per il valore di due milioni di euro tra Lamezia Terme e Novara. Qui sono stati posti i sigilli a un appartamento, tre magazzini e alcune quote societarie appartenente o comunque riconducibili a Giorgio Galiano, arrestato il 26 luglio 2013 nell’ambito dell’operazione Perseo e condannato pochi giorni fa in via definitiva a 6 anni di carcere. Indicato dagli inquirenti come partecipe della cosca Giampà, nella quale ha avuto «il compito di porre in essere estorsioni anche con l’utilizzo di atti intimidatori nonché ha fornito generico appoggio logistico in occasione di azioni omicidiarie ai danni della cosca Torcasio-Gualtieri-Cerra, mettendo a disposizione della cosca Giampà, per tali azioni, magazzini e locali rientranti anche nella sua disponibilità».

Nella guerra tra Giampà e Torcasio Galiano era «interessato in prima persona»: i Torcasio, suoi ex compagni avevano infatti tentato di ucciderlo, non tollerando il fatto che l’uomo «si comportasse come un capo clan nell’ambito della famiglia Torcasio». Proprio per sfuggire a tale attentato, Galiano, che nel 2001 si separa dai Torcasio per unirsi ai Giampà, si è trasferito per un certo periodo a Novara, lasciata per tornare a Lamezia Terme nel 2010.

Nella sua carriera criminale Galiano ha conosciuto anche Francesco Vasile, il killer appartenente ai Giampà arrestato nell’ottobre 2012 al mercato ortofrutticolo di San Martino a Novara, che in un interrogatorio del 2013 dichiarava: «riconosco Giorgio Galiano, che ho conosciuto tramite Angelo Torcasio. So che ultimamente, vale a dire dal momento in cui era sceso da Novara, dove in precedenza abitava, era entrato a far parte della cosca, ma non sono in grado di specificare il suo ruolo».

Ai tempi dell’arresto di Vasile sottolineavamo come non sia certo casuale la scelta, da parte di un affiliato, del luogo in cui rifugiarsi per sfuggire alle vendette degli avversari; tale considerazione assume ancora più valore alla luce dell’operazione che ha portato all’arresto di Galiano: servono contatti e supporto logistico per sfuggire alla condanna a morte delle cosche.

Maggiori informazioni sui beni sequestrati nell’articolo di Marco Benvenuti, su La Stampa di oggi (clic per aprire l’articolo in formato web):

 

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