Di Giovanni, il verdetto del Tribunale

Sei anni di reclusione a Ignazio Di Giovanni classe ’83 (il Pm ne chiedeva sette e mezzo) e a Francesco Pirrello (più dei cinque chiesti dalla Procura); tre anni ad Angelo Migliavacca (per l’accusa dovevano essere cinque e mezzo); assoluzioni per Pierluigi Baglivi e i due carabinieri Pasquale Caiazzo e Domenico Geraci; prescrizione per Ignazio Di Giovanni classe ’74. Questi i numeri della sentenza resa oggi dal Tribunale di Novara al termine del rito ordinario di primo grado del processo Bloodsucker, una conclusione che probabilmente non soddisfa appieno nessuno e che quindi sarà con ogni probabilità rivista in un processo d’appello.

La semplice lettura del dispositivo in aula non ci dà modo di riportare con esattezza i reati e i fatti ritenuti provati, per questo bisognerà attendere le motivazioni che il collegio giudicante si è riservato di depositare tra novanta giorni. Rimane un risultato non schiacciante in un senso o nell’altro (una semplificazione, essendo improprio parlarne in questi termini), anche se rimangono alcune pesanti condanne tra ordinario e riti alternativi, per un bilancio totale di nove condanne, tra cui due patteggiamenti, tre assoluzioni e una prescrizione. Rimandiamo sempre alla lettura delle motivazioni, per le quali faremo richiesta, per concludere il (banale) ragionamento di cui abbiamo scritto sull’importanza del riconoscimento dell’associazione a delinquere (art. 416 cp) come banco di prova della ricostruzione di un “sistema Di Giovanni” delineata dalla Procura e contestata fortemente dalle difese.

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