Di Giovanni, il Pm Caramore chiede la condanna dei sette imputati

34 anni di carcere per i sette imputati, questa la richiesta del Pm Ciro Caramore al termine della sua requisitoria. La pena più alta per Ignazio Di Giovanni, figlio ed “erede”, secondo l’accusa, delle attività criminali del padre Pino, tanto da proseguire l’azione estorsiva quando quest’ultimo si trovava in carcere. Per presunti riciclatori di denaro sporco, Angelo Migliavacca Francesco Pirrello, sono stati chiesti rispettivamente 5 anni e mezzo e 5 anni di reclusione, 4 per il gestore del night di Prato Sesia Pierluigi Baglivi.

Il Pubblico ministero ha infine chiesto pesanti condanne anche per i due carabinieri accusati di aver modificato illecitamente il verbale di una contravvenzione del codice delle strada a un dipendente dei Di Giovanni: Caramore chiede 5 anni e mezzo per Domenico Geraci e 2 anni e 7 mesi per Pasquale Caiazzo.

Dopo le pesanti condanne in abbreviato per Pino, Franco e Giuseppe Di Giovanni anche il filone ordinario si avvia ai titoli di coda: il 20 aprile tocca alle difese, che potrebbero già terminare le loro arringhe il 26, poi la palla passa al collegio.

Merita infine menzione la nascita da Bloodsucker di altri filoni di indagine. Come riporta Marco Benvenuti su La Stampa questi, a parere della pubblica accusa, «testimoniano la connivenza delle forze dell’ordine. Uno riguarda l’ex comandante dei carabinieri di Ghemme, Domenico Landi, che ha definito i Di Giovanni “bravi ragazzi“. Aveva ricevuto 69 denunce di furto dei loro camion e non aveva sospettato che dietro potessero esservi degli affari loschi. Avrebbe poi coperto una violenza sessuale. È stato trasferito».

Nell’articolo di Benvenuti alcuni passaggi della requisitoria:

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