La “Nuova Frontiera” della ‘ndrangheta tocca San Pietro Mosezzo

Nuovo punto di contatto tra gli interessi della criminalità organizzata e Novara. A portarlo alla luce è stata l’operazione Nuova Frontiera condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia a partire dal 2013 e riguardante diversi reati, tra cui truffa, bancarotta fraudolenta, ricettazione, riciclaggio e violenza privata, con l’aggravante del metodo mafioso.

Più di sessanta indagati, sette sottoposti a misure cautelari, e altrettante perquisizioni; 150 aziende truffate danneggiate per 5 milioni di euro e un giro d’affari di 12 milioni di euro: questi gli impressionanti numeri della “Nuova frontiera”, giunta fino a San Pietro Mosezzo. Qui Michelangelo Garruzzo e Antonio Anello, arrestati e ritenuti vicini alle cosche Pesce di Rosarno e Fiarè di San Gregorio d’Ippona, hanno preso possesso di un capannone in affitto. Come riporta Marco Benvenuti su La Stampa: «Indagini sono in corso anche sulla proprietà del capannone: si vuole capire se si sia trattato di un contratto casuale o se ci fosse qualche aggancio novarese della banda»: un aspetto essenziale da dirimere per trarre un bilancio più consapevole del significato, per il Novarese, di questa operazione.

Per approfondire, consigliamo la lettura degli articoli di Novara Oggi dell’8 marzo (link) e de La Stampa del 10 marzo (link):

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