Castello di Miasino, il riutilizzo è doveroso e possibile

È giunto a una tappa decisiva il percorso di riutilizzo sociale del Castello di Miasino, bene confiscato alla camorra ed entrato nel patrimonio della Regione Piemonte a inizio 2016; il 31 marzo infatti scade il termine per la presentazione delle manifestazioni d’interesse da parte dei soggetti intenzionati a gestire il bene.
Soprattutto di questo si è parlato nell’incontro che sabato 4 febbraio ha portato ad Ameno l’Assessore regionale Antonella Parigi, il Consigliere regionale Domenico Rossi e l’esperto di Hangar Piemonte Giovanni Campagnoli, autore del libro “Riusiamo l’Italia. Da spazi vuoti a start-up culturali e sociali” (ed. ilsole24ore). Nato come presentazione del libro di Campagnoli, l’appuntamento si è mutato in un’occasione per parlare del Castello, parte della cui superficie si estende proprio sul paesino che si affaccia sul Lago d’Orta.

 

Domenico Rossi: Il riutilizzo è una responsabilità condivisa da Regione e società civile

Domenico Rossi ha ripercorso la travagliata storia del bene, ricordando come la battaglia per la sua restituzione alla collettività, cominciata da referente di Libera Novara e proseguita da consigliere, sia stata soprattutto culturale: era noto che il Castello di Miasino fosse rimasto nella disponibilità dei Galasso, ma per anni nessuno è intervenuto. «Invece era una situazione che ci riguardava e di cui dovevamo occuparci, perché umiliava il nostro territorio e dimostra che non siamo immuni all’omertà e all’assuefazione alle cose che non vanno».
A partire da una mozione per il riutilizzo sociale del Castello presentata proprio da Rossi e approvata all’unanimità dal Consiglio regionale il 30 settembre 2014, l’Ente regionale si è presa la responsabilità di condurre il bene in una situazione di legalità, in applicazione della legge 109 del 1996. Ha portato avanti questo impegno e ha previsto importanti somme nel proprio bilancio per la messa a morma. «Ora questa responsabilità torna nelle mani della società civile», ha concluso il Consigliere, «che deve rispondere con coraggio e con capacità progettuale».

 

Antonella Parigi: Si può fare, partecipate alla manifestazione

Convinta dell’importanza dell’incontro con il territorio in vista delle manifestazioni d’interesse, l’Assessore alla Cultura e al Turismo ha spiegato che «si tratta di una prima chiamata che serve ai partecipanti, pur non vincolante ai fini del bando definitivo, ed è utile anche per noi per capire come procedere e dove migliorare il bando». Ha poi ricordato le enormi potenzialità del bene, caratterizzato da diverse vocazioni: indubbiamente quella turistico ricettiva, storicamente sfruttata dai precedenti inquilini; una forte vocazione culturale, da valorizzare in rete con quanto già presente sul territorio; una componente definita nel bando ludica e ricreativa, la quale non è altro che la valorizzazione della storia del Castello in quanto bene confiscato. È un aspetto a noi molto caro, perché siamo convinti che, oltre a rappresentare un’eccezionale risorsa educativa e simbolica, si tratti di una significativa risorsa economica; un aspetto che distingue il Castello da altri beni simili del territorio da sfruttare con un’adeguata operazione di marketing.
«Tutte queste vocazioni aumentano le chances di sostenibilità, indispensabile per conseguire con successo il riutilizzo», ha aggiunto l’Assessore Parigi, «Si può fare, magari non da soli ma sicuramente uniti in Ats o in forma analoga. Partecipate».

 

Giovanni Campagnoli: Tanti spazi vuoti, la chiave è l’innovazione

Convinto della bontà del percorso anche Giovanni Campagnoli, membro del team di esperti al servizio di Hangar Piemonte, struttura che accompagna le imprese culturali della regione nello sviluppo di una propria cultura d’impresa. Con risultati sorprendenti: «Hangar ha finora assistito 45 progetti innovativi, costando 338 mila euro e generandone 800». Un «moltiplicatore di denaro», come l’ha definito l’Assessore Parigi, che potrà essere utile anche ai soggetti interessati alla valorizzazione culturale del Castello.
«Sempre più spazi vengono abbandonati, un enorme patrimonio che perde valore col passare del tempo: il vuoto è diventato un tema», ha spiegato l’autore di Riusiamo l’Italia, «dall’altra parte c’è un’inaccettabile quota di disoccupazione soprattutto giovanile. Per questo è importante affrontare questi due problemi nello stesso modo: con l’incentivo alla costituzione di start-up culturali e sociali che recuperino i beni e facciano innovazione». A sostegno di questa tesi Campagnoli ha portato numerosi esempi di successo nella riattivazione di spazi abbandonati: «Speriamo succeda anche per il castello di Miasino, grazie agli innovatori che sicuramente non mancano sul nostro territorio».

 

Libera: Una responsabilità anche nostra

Da parte nostra non possiamo che condividere questo auspicio, ben consapevoli della grande responsabilità di cui sopra, che sentiamo anche nostra. Raccogliendo un milione di firme a sostegno di quella che poi è diventata la legge 109/1996, Libera ha avuto il merito di perfezionare la legge sulla confisca dei patrimoni mafiosi nata dall’intuizione di (e dedicata a) Pio La Torre, assumendo al contempo la responsabilità di contribuire al funzionamento di un’impalcatura imperfetta ma che crediamo migliore di qualunque altra: la restituzione a tutta la società di ricchezze ingiustamente sottratte.

Ovviamente Libera sostiene il bando pubblico quale metodo più efficiente e democratico per l’affidamento, ma si rende disponibile quantomeno a livello provinciale e regionale per contribuire alla valorizzazione sociale ed educativa del bene. Sarebbe poco serio e contraddittorio tirarsi indietro dopo aver denunciato le contraddizioni di quel posto e chiesto a gran voce che le Istituzioni intervenissero. Intanto ci auguriamo che partecipi alla manifestazione il maggior numero possibile di soggetti interessati, convinti che questo possa solo fare bene al definitivo progetto di riutilizzo.

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