«La libertà deve essere liberata»: don Ciotti incontra i giovani liceali dell’Istituto Salesiano di Borgomanero

In occasione delle celebrazioni per la festa di Don Bosco, l’istituto salesiano di Borgomanero ha ospitato nel suo teatro don Luigi Ciotti, da sempre impegnato nell’attenzione agli ultimi e nel contrasto alle mafie. Il sacerdote torinese di origini venete ha dialogato con i ragazzi partendo dalle loro domande e rinnovando la chiamata all’impegno.

«Non senza imbarazzo parlo delle mie vicende personali, ma comprendo che la vostra non è vana curiosità, bensì desiderio di ascoltare»: così esordisce il Presidente di Libera, raccontando per prima cosa le sue umili origini, dall’immigrazione verso Torino all’estrema ma dignitosa povertà in cui versava la sua famiglia. Fin da subito il giovane Luigi si impegnò in parrocchia, dove capisce l’importanza dello stare con gli ultimi; ma è l’incontro con un senzatetto a cambiargli la vita. «Capii che non era più sufficiente parlare dei poveri, degli emarginati: dovevamo andare a incontrarli». Così è nato nel 1965 il Gruppo Abele, ancora oggi attivo nel contrastare le dipendenze e nell’accompagnare gli esclusi. «Vi faccio notare subito la parola “gruppo”: ho sempre capito che ognuno deve fare la sua parte, ma è solo il noi che conta, non l’io», ammonisce don Ciotti. Racconta poi la sua vocazione sacerdotale, i vescovi che l’hanno aiutato a crescere, e la strada che è diventata la sua casa. Ma la lotta contro le tossicodipendenze e la crescente rilevanza di don Ciotti non fu ben vista da tutti ed emerge l’intercettazione di un attentato contro la sua persona: la sua vita è in pericolo. Da lì inizia il programma di protezione, a cui tutt’oggi è sottoposto.

Don Ciotti dice che ha due testi come riferimento nella sua vita: il Vangelo e la Costituzione. Nel Vangelo Don Ciotti riconosce la forza di vedere negli ultimi il volto di Dio e nella Costituzione, per quanto sia più umile, il primo testo antimafia. Tanti i personaggi che don Ciotti cita nel suo intervento, come Rosario Livatino, giovane e umile magistrato ucciso da Cosa Nostra. «Come scrisse Rosario nel suo diario – ricorda Ciotti – “Non ci sarà chiesto se siamo stati credenti ma credibili”: una frase straordinaria che dimostra come il credo passi dalla credibilità».

Alla domanda di spiegazione del nome “Libera”, rete di associazioni fondata nel 1995 per organizzarsi contro le mafie, don Luigi risponde che la vocazione di Libera è una: liberare chi libero non è. Ecco che Libera si deve tradurre in un impegno constante, per non essere «cittadini a intermittenza». Ma la libertà richiede responsabilità e strumenti: «la libertà va liberata». Sul perché di Libera, don Ciotti spiega: «Certamente dopo lo shock delle stragi di Capaci e via d’Amelio, con l’obiettivo di ricordare tutte le vittime innocenti, ma anche con la raccolta di firme nel 1996 per dare forza alla legge di Pio La Torre sul riutilizzo dei beni confiscati».

Perché, gli chiedono, le mafie resistono e non diminuisce la loro forza, anzi? «Perché manca la volontà politica, dalla riforma della prescrizione alla dilagante corruzione, le cui stime sulla percezione ci posizionano in basso nelle classifiche di tutto il mondo».

Dopo aver spronato i ragazzi all’impegno, perché la libertà è una conquista continua, l’incontro si è concluso con il dono della pasta biologica di Libera Terra, che nasce dai beni confiscati riutilizzati socialmente in cui si produce grano biologico.

Damiano Bello

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *