Presentata a Novara la nuova legge regionale sulle cave, risultato di sei anni di lavoro

 

La Regione Piemonte ha da poche settimane una nuova legge regionale del settore estrattivo, la lr 23 del 2016: un risultato storico ottenuto anche grazie all’impegno di Libera Novara, che da sei anni si occupa del tema. L’abbiamo presentata lo scorso 3 dicembre insieme al Consigliere regionale Domenico Rossi, promotore della nuova normativa, al Consigliere provinciale delegato ad Ambiente e Rifiuti Giuseppe Cremona e al Sindaco di Romentino Alessio Biondo.

Sei anni d’impegno

Era il 20 gennaio del 2010 quando l’omicidio dell’imprenditore Ettore Marcoli accendeva i riflettori sul periferico e sconosciuto mondo delle cave e sugli interessi criminali orbitanti intorno a esso, spronando l’opinione pubblica a occuparsi di un tema ostico ma assolutamente concreto. Da questa necessità di approfondimento è nato l’Osservatorio provinciale sulle mafie di Libera Novara, con lo scopo di tracciare un quadro della presenza mafiosa e paramafiosa sul nostro territorio, di cui l’omicidio Marcoli rappresentava un chiaro esempio: tanti gli elementi tipici del modus operandi mafioso, pur in assenza di affiliazione dei colpevoli.

Dopo l’assassinio le cronache hanno dedicato uno spazio sempre maggiore alle cave e alle discariche, riportando con costanza le operazioni condotte dalle forze dell’ordine e dalla magistratura sui reati ambientali consumati nella nostra provincia.

Sono stati anni di studio e approfondimento, portato avanti anche grazie all’aiuto di chi, tra le istituzioni, gli organi di informazione e la società civile, ha deciso di accompagnarci in questo lavoro. Lo si vede nel monografico dedicato alle cave realizzato nel marzo 2013 dall’Osservatorio provinciale sulle mafie di Libera Novara, contenente i contributi di Antonio Pergolizzi, giornalista curatore del Rapporto Ecomafie di Legambiente, dell’attuale Vicecomandante nazionale del Corpo Forestale dello Stato Alessandra Stefani (in precedenza Comandante provinciale a Novara) e dell’ex Comandante provinciale di Novara Franco Lattanzio. In quella pubblicazione denunciavamo il Far West delle cave, settore senza legge e permeabile alle infiltrazioni mafiose che aveva nel suo più grande punto debole proprio la normativa di riferimento, rappresentata in primis dalla legge regionale 69/1978: obsoleta, sterile e inadatta a interpretare le nuove logiche economiche legate al settore estrattivo.

Serviva una riforma, ma quella proposta dall’allora Assessore regionale alle Attività estrattive Gianluca Vignale, attraverso il ddl 364 del 2013 destava molte perplessità elencate in un comunicato congiunto di Legambiente PiemonteLibera Piemonte. Proprio da quest’ultima, in occasione delle elezioni del Consiglio regionale del Piemonte, giungeva la richiesta di mettere mano alla disciplina delle cave in un’ottica diversa da quella avanzata nel corso della legislatura precedente. A seguito di quelle elezioni diventava Consigliere regionale Domenico Rossi, referente di Libera Novara fino al 2013, deciso a portare avanti il proprio impegno nel nuovo ruolo.

L’evento pubblico organizzato da Libera Novara nell’ottobre 2014 presso l’auditorium del Liceo Bellini e intitolato, ancora una volta, Il Far West delle cave è stato un punto di svolta: riunite al tavolo le maggiori competenze in materia, abbiamo ribadito nuovamente quali fossero i pericoli delle enormi lacune normative, ma abbiamo anche provato a proporre alcuni miglioramenti, come quelli resi possibili dall’attività di ricerca e dalle tecnologie utilizzate dal Politecnico di Torino, rappresentato nell’occasione dalla professoressa Marina De Maio.

A distanza di due anni siamo tornati nello stesso luogo per dire addio al Far West, presentando una legge che ha molto del nostro lavoro e del lavoro di Domenico Rossi, primo firmatario, che ha avuto il merito di ottenere sulla riforma il consenso di gran parte delle forze politiche e sociali, giunte a una mediazione di alto livello: la legge, approvata il 9 novembre 2016, non è perfetta, ma è innegabile che rappresenti una grande evoluzione in materia.

La nuova legge regionale

La legge 23 riordina la materia concentrando l’apparato legislativo di riferimento in un unico testo e affidando al Piano regionale delle attività estrattive (PRAE) la programmazione delle escavazioni sul suolo piemontese, strumento fondamentale per impedirne il consumo indiscriminato. Spetterà alla Giunta regionale adottarlo, cosa che dovrebbe avvenire al più tardi in un paio di anni: rassicurazioni in tal senso sono giunte dall’Assessore competente, Giuseppina De Santis.

Sempre nell’ottica di un’economia sempre più sostenibile e all’avanguardia sono previsti incentivi al riciclo degli inerti, sostenuto anche a livello europeo, mentre sul lato del contrasto agli illeciti si registrano altrettanto importanti novità: l’istituzione di servizi di vigilanza provinciali esercitati in forma associata a livello di Ambiti territoriali ottimali (l’ATO che ci riguarda è composto da Novara, Biella e Vercelli); il perfezionamento dell’apparato sanzionatorio, già in precedenza reso proporzionale alla violazione; l’imposizione di clausole di esclusione e di decadenza dalle autorizzazioni per chi riporti condanne definitive per reati ambientali o non risulti in regola con il pagamento degli oneri.

Proprio questi ultimi, gli oneri, non hanno invece subito variazioni: la previsione di un loro adeguamento, contenuta nel disegno iniziale, è stata rimossa a seguito di una mediazione voluta fortemente dagli operatori del settore, massicciamente colpito dalla crisi economica. Scavare in Piemonte rimane quindi ancora molto conveniente, più che nella vicina Lombardia, ma le sanzioni comminate dalla legge possono costituire il miglior disincentivo per i cavatori disonesti, che prima potevano includere la risibile multa di circa mille euro tra i costi di gestione.

Oltre la legge, le sfide davanti a noi

Nel complesso però, vale la pena ribadirlo, il passo in avanti nella regolamentazione del settore è evidente: adesso l’impegno deve convergere nell’attuazione della normativa approvata. Per questo, oltre agli adempimenti della Giunta regionale, sarà necessario il costante monitoraggio degli organi di controllo, dotati di nuovi strumenti, ma anche della società civile, che ha dato un impulso rilevante al processo normativo e può continuare a darlo al sistema di vigilanza.

Una legge infatti, per quanto buona, non può essere la panacea: è indispensabile agire sulle cause sociali, economiche e prima ancora culturali che hanno determinato quei vuoti, anche legislativi, su cui potevano proliferare comportamenti criminali. Dobbiamo alimentare la cultura del rispetto per l’ambiente, predisponendo opportuni programmi educativi, pretendendo che le pubbliche amministrazioni si attrezzino per affrontare e risolvere, con interventi strutturali, propri di un approccio autenticamente politico e non meramente gestionale dell’emergenza, l’intero ciclo dello smaltimento rifiuti, stimolando efficacemente e premiando le imprese sane a investire in tecnologie eco-compatibili e, di contro, sanzionando adeguatamente i comportamenti trasgressivi.

 

Articolo: Francesco di Donna
Video: Cesare Strazzacappa

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