Bloodsucker, i prestiti e le minacce di Pino Di Giovanni

tribunale novara

Pesanti minacce ricevute e presenza di un intermediario; due sintomi della pericolosità dei Di Giovanni e della rete di relazioni di cui dispongono. Sono questi gli elementi che accomunano le testimonianze rese in aula questa mattina da due imprenditori divenuti vittime di attività estorsive da parte di Pino Di Giovanni.

Il primo imprenditore, gestore di un’azienda che commerciava inerti, ha conosciuto Pino Di Giovanni per il tramite dell’allora titolare del Frantoio di Ghemme Giovanni Vicario, il cui nome è citato nelle carte dell’operazione Infinito (e non solo). Il testimone ha raccontato di aver ricevuto da Vicario la richiesta di «far viaggiare determinate persone», tra cui proprio i Di Giovanni. Questi sono diventati in seguito creditori dell’imprenditore di una somma di denaro che con il tempo è aumentata, così come l’insistenza di Pino Di Giovanni, che ben presto ha preso la forma di veri e propri atti intimidatori.

In un crescendo di difficoltà economiche l’azienda è fallita, ma Di Giovanni non si è attivato per recuperare il credito tramite le normali procedure: «mi disse che lui avrebbe recuperato i soldi in un altro modo», ha raccontato il testimone, «e così sono cominciate le minacce».
In un incontro alla Borgo Service di Sizzano Pino Di Giovanni avrebbe mostrato alla vittima un’arma da fuoco per intimorirlo, mentre in un’altra occasione avrebbe addirittura tentato di sfondare il cancello della sua abitazione con l’automobile: «Quel giorno mi disse che mi avrebbe strappato e mangiato il cuore e che se lo avessi denunciato si sarebbe vendicato una volta scarcerato». Estinto il debito i rapporti si sono interrotti, ma Pino Di Giovanni è tornato a farsi sentire dopo l’esposto della vittima alla Squadra Mobile: «chiamò mia figlia e le disse che mi avrebbe ammazzato se non avessi ritirato la denuncia».

Il secondo testimone è invece un giovane imprenditore di Bergamo che tra il 2008 e il 2009 ha ricevuto una serie di prestiti a tassi usurari da parte di Pino Di Giovanni, per questo già condannato a tre anni di reclusione. In questo caso il tramite è Carmine Verterame, ‘ndranghetista condannato in via definitiva nel processo Infinito (proprio nel capitolo che lo riguarda è citato Giovanni Vicario) e già citato nella scorsa udienza.

Anche in questo caso è cominciato tutto con rapporti commerciali apparentemente normali: tramite un conoscente l’imprenditore, che vendeva pneumatici e cerchi in lega per camion, ha incontrato Verterame, che sosteneva di avere contatti per farlo lavorare nel Novarese. Messo in difficoltà proprio dai mancati pagamenti di questi soggetti, l’imprenditore ha chiesto aiuto a Verterame, il quale gli ha presentato Pino Di Giovanni. Da questo momento la vicenda è da manuale: da un iniziale prestito di 15 mila euro restituiti con un tasso del 20% si è giunti fino a un prestito di 59 mila euro da ripagare con il doppio della cifra.

Meno eclatante ma ugualmente importante è stata la spiegazione, da parte di un consulente, delle complesse dinamiche dietro cui, secondo l’accusa, si celano alcune operazioni usuraie condotte da Pino Di Giovanni. In particolare è stato esaminato il caso di un’impresa operante nel movimento terra, che con la Borgo Service di Di Giovanni intratteneva un normale rapporto commerciale il quale però ha mutato forma fino a divenire, come l’ha definito il consulente, “patologico”: semplificando, l’azienda ha ceduto alla Borgo Service alcuni macchinari, i quali poi sono stati rivenduti a un prezzo maggiorato a una terza persona, estranea all’azienda ma parente del titolare. In questo modo Pino Di Giovanni avrebbe recuperato i propri crediti senza passare per la procedura fallimentare e applicando tassi usurai al debitore.

Si tratta di un meccanismo, come scritto, interessante soprattutto nella sua capacità di confondersi con la normale attività imprenditoriale della Borgo Service di Sizzano.
Un misto tra legale e illegale di cui ha parlato il Procuratore Ciro Caramore nel nostro documentario sull’usura nel Novarese:

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