Infiltrazioni in EXPO: un pericolo annunciato

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Da una vasta operazione anticrimine, condotta dagli uomini della guardia di finanza di Reggio Calabria è emerso che i padiglioni di EXPO 2015 della Cina e dell’Ecuador sarebbero stati realizzati per mano della ‘ndrangheta, come ha riportato in un articolo Il Fatto Quotidiano. L’intervento delle forze dell’ordine è stata condotto lungo tutto il Paese, arrivando a coinvolgere anche le province di Milano, Reggio Calabria, Catanzaro, Catania, Bergamo, Bologna, Brescia e Mantova,

L’operazione, denominata Rent, ha riguardato un gruppo di 32 persone ritenute responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, riciclaggio, estorsione, induzione alla prostituzione, detenzione illecita di armi da fuoco, con l’aggravante del metodo mafioso, operanti in diversi comuni della Calabria, Lombardia ed Emilia Romagna. Ha interessato non solo l’ambito nazionale, ma anche quello internazionale, con risvolti che hanno riguardato anche la Romania e il Marocco.

Al centro delle indagini è finita la società Infrasit Spa, capace di aggiudicarsi appalti e subappalti da girare poi alle società e imprese amiche o addirittura ad aziende completamente controllate, come nel caso della società romena Bora, che si era aggiudicata l’appalto per costruire un impianto sciistico finito nelle carte giudiziarie.

Come ricostruito da Il Fatto Quotidiano, «l’indagine parte da un’intensa attività investigativa volta a smantellare un sodalizio criminale calabrese dedito al controllo di diverse attività economiche intestate, in maniera fittizia, a soggetti compiacenti che si sono  aggiudicati, anche con il ricorso ai metodi mafiosi, appalti e/o sub-appalti per la realizzazione di importanti opere».

Per oliare i meccanismi corruttivi, sono stati offerti a un ingegnere un pranzo in un lussuoso ristorante e qualche ora di piacevole relax con una escort; altri funzionari sono stati invece spaventati e minacciati in pieno stile ‘ndranghetista : «noi qua facciamo bruciare tutto».

Questa inchiesta è uns diramazione della precedente operazione Underground, che ha messo in luce un giro di tangenti con cui la ‘ndrangheta si è occupata delle opere di urbanizzazione e delle infrastrutture di base nella fiera Expo 2015, del subappalto per la società Ferrovie Nord (nello specifico il potenziamento del tratto Novara-Vanzaghello), dell’ipermercato di Arese e del consorzio di Bereguardo (PV).

L’attività ha delineato quindi una complessa attività criminale avviata da soggetti vicini alle cosche di ‘ndrangheta Aquino-Coluccio di Marina di Gioiosa Jonica e aree limitrofe e Piromalli-Bellocco, operative a Rosarno. Oltre al provvedimento di perquisizione sono stati eseguiti ingenti sequestri patrimoniali di beni immobili (appartamenti e locali), mobili, mobili registrati (autoveicoli di lusso, motoveicoli e autocarri), società, polizze assicurative e conti correnti bancari e postali, per un valore complessivo di oltre 15 milioni di euro.

Non solo EXPO

L’indagine ha mostrato come, nelle mire dei clan, ci fosse anche uno dei subappalti più ricchi della Lombardia, cioé quello del collegamento ferroviario tra il Terminal 1 e il Terminal 2 di Malpensa.

Proprio su questa vicenda l’intervento delle cosche si sarebbe manifestato in manovre di aggiramento del problema delle certificazioni. Pare infatti che una delle società coinvolte nell’affare, riconducibile alle stesse organizzazioni criminali, non disponesse delle SOA (le certificazioni obbligatorie per partecipare a gare d’appalto per lavori pubblici) e la commessa rischiasse per questo di saltare, nonostante una mazzetta – pari al 2,5% dell’intero ammontare del subappalto – già consegnata tramite il prestanome Piero Zanga a Dario Lonardoni, ex direttore di Ferrovie Nord e candidato sindaco di Saronno nel 2015 e ora assessore ai lavori pubblici. Tangente che aveva proprio lo scopo di facilitare l’acquisizione dell’appalto.

Le complicazioni emerse attorno alle certificazioni porta alcuni esponenti del sodalizio criminale (affiliati e prestanome) a ritenere di poter sistemare la situazione attraverso pressioni dirette: «Facciamo avvicinare Dario Lonardoni da una persona che sa fare queste cose e gli chiede indietro la tangente per la tratta di Malpensa – si legge nelle carte – Mica va a denunciare che qualcuno gli chiede indietro la tangente».

A seguito di queste intercettazioni comincia un lungo e duro lavoro della Guardia di Finanza e delle DDA coinvolte sul territorio, che porta i frutti dopo più di un anno, scoperchiando ancora una volta reti criminali di interessi sommersi e orbitanti attorno alle cosiddette grandi opere.

Expo, Malpensa, Ferrovie Nord e altri lavori pubblici: le riflessioni su come arginare il pericolo conclamato delle infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici deve portare in fretta a risposte preventive e affidabili sul tema dell’affidamento dei lavori e dei controlli.

Francesco Di Donna

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