Bloodsucker: l’ex autista di Riina tra i contatti di Pino Di Giovanni

tribunale novara

Armi, violenza e criminalità: sembra non mancare niente nel racconto che un ex autista dei Di Giovanni ha reso nell’ultima udienza del processo per usura ed estorsione celebrato nei confronti di alcuni membri della nota famiglia del Novarese.

Dopo la condanna in abbreviato per Giuseppe e Francesco, in aula si procede con le testimonianze del rito ordinario in cui sono imputati gli omonimi cugini Ignazio Di Giovanni e altre cinque persone. L’ultimo a parlare è stato un ex dipendente della famiglia, il quale ha riportato alcuni particolari che arricchiscono un quadro già noto di azioni criminali e frequentazioni malavitose.

Oltre all’aspetto delle aziende che sarebbero state svuotate dall’attività usuraia per cui si procede (lo spiega bene il Procuratore Ciro Caramore nel nostro documentario sull’usura nel Novarese, qui sotto), assume enorme rilievo la presunta conoscenza da parte di Pino Di Giovanni di Balduccio Di Maggio, l’ex autista di Totò Riina che collaborò alla cattura dell’allora capo di Cosa Nostra.

Di Giovanni avrebbe infatti reso noto al testimone un incontro a Roma con Di Maggio, che l’8 gennaio del 1993 venne arrestato proprio nella nostra provincia, a Cureggio, mentre si nascondeva sotto un’insospettabile tuta da meccanico presso un’officina gestita da un suo paesano di San Giuseppe Jato.

Se vera, questa frequentazione si aggiungerebbe a quelle rivelate da altri processi  e legate alla ‘ndrangheta: quella con Carmine Verterame, condannato per 416-bis in Crimine-Infinito, e quella con il clan dei Portolesi, che, secondo quanto emerso nel processo denominato Tutto in famiglia, sarebbero stati favoreggiati proprio da Giuseppe Di Giovanni. Per la stessa vicenda è stato invece recentemente assolto il fratello Lorenzo.

Per un racconto più completo dell’ultima udienza del processo, l’articolo di Marco Benvenuti su La Stampa del 14 ottobre:

14-10-2016_digiovanni_processo_lastampa-novara

 

 

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