Le mafie al Nord: quale ruolo per il giornalismo?

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Si è tenuto ieri 13 ottobre il seminario di formazione destinato all’Ordine dei Giornalisti, rappresentato dal moderatore Gianfranco Quaglia, Mafie al Nord: strumenti di conoscenza e di contrasto, momento conclusivo della collaborazione di quest’anno tra Camera di Commercio e Libera Novara.

Una partnership importante che ha unito l’impegno di Libera sul tema dell’usura e il rapporto diretto con gli imprenditori dell’ente pubblico, come ha sottolineato in apertura il Segretario generale della CamCom di Novara Cristina D’Ercole, la quale ha ricordato l’importanza degli strumenti a disposizione dell’ente per una comprensione più accurata della realtà economica del nostro territorio e per la conoscenza di imprese sulle quali sono in corso delle indagini.

Alla referente di Libera Piemonte Maria José Fava è spettato un focus sulle mafie in Piemonte, una storia che nasce negli anni 70/80 con i sequestri di persone e si manifesta appieno con l’omicidio del procuratore Bruno Caccia nel 1983, per il quale si sta celebrando ancora oggi un processo.

José Fava ha spiegato che il primo modo per fare antimafia è raccontare la mafia, smontando gli stereotipi e analizzando le condizioni che hanno portato allo stanziamento delle organizzazioni criminali nei nostri territori. Queste, in particolare la ‘Ndrangheta, non si sono infiltrate ma radicate al Nord sia per una vera e propria strategia di diffusione sia come reazione a eventi non ricercati (fughe da faide, trasferimento coatto), ma soprattutto perché hanno trovato nei luoghi di approdo alcuni fattori di contesto favorevoli, come il consenso sociale o la presenza di una legalità debole (corruzione e malaffare diffusi).

Se raccontare le mafie è un primo passo per contrastarle allora i giornalisti hanno un ruolo di primo piano, molte volte disatteso: questa la denuncia di Lorenzo Frigerio, ex referente lombardo di Libera e responsabile di Libera Informazione, che ha portato esempi di un racconto giornalistico delle mafie spesso infarcito di luoghi comuni, inesattezze, falsità.

La categoria, soprattutto prima dell’introduzione nel 1982 dell’articolo 416-bis nel nostro codice penale, ma anche successivamente fino alle grandi operazioni contro la criminalità, non ha saputo leggere alcuni eventi chiaramente a essa riconducibili, sottovalutando enormemente il fenomeno. Oggi però conosciamo le mafie e il loro modo di agire, motivo per cui ai giornalisti è consegnata una grande responsabilità, di cui sempre più si stanno facendo carico.

Un aiuto può giungere – lo ha ricordato Daniele Carena, consulente InfoCamere – dalle Camere di Commercio, depositarie di dati e informazioni davvero utili nel monitoraggio del territorio.

In chiusura d’evento è stato proiettato il documentario realizzato da Libera Novara sull’usura nella nostra provincia, che riproponiamo di seguito:

 

Francesca Dursi

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