Bloodsucker: in dibattimento la pericolosità e i legami dei Di Giovanni

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Dopo le pesanti condanne riportate da Pino e Franco Di Giovanni in rito abbreviato, in Tribunale a Novara ha preso il via il dibattimento del rito ordinario di Bloodsucker. A processo, tra gli altri, ci sono due Di Giovanni: il figlio di Pino, Ignazio, e l’omonimo cugino. Nella prima udienza sono stati sentiti la dirigente Sabrina Galli e l’ispettore Marco Fullin della Squadra Mobile di Novara, che hanno raccontato i frutti di anni di lavoro.

Quanto emerso conferma la caratura criminale e la pericolosità dei soggetti, dotati di una grande forza intimidatrice e, secondo gli inquirenti, pronti a passare ai fatti, tanto da aver causato timore per l’incolumità di una vittima.

Altro profilo di estrema rilevanza, già emerso in altri procedimenti, è il rapporto con esponenti della criminalità organizzata, che avrebbe avuto come centro Eden Night Club di Prato Sesia, in passato gestito dal coimputato Pierluigi Baglivi. Tra i vecchi soci si possono trovare «condannati nell’inchiesta Crimine-Infinito sulle infiltrazioni della ’ndrangheta in Lombardia» o pregiudicati legati agli omicidi di Bruno Caldara e di  Enzo Pirrone, avvenuti rispettivamente nel 1989 e nel 1991 a Prato Sesia. Per il primo omicidio Lorenzo Di Giovanni, fratello di Pino e Franco, è stato condannato all’ergastolo nel 1996.

Ciò che emerge da questa prima udienza è un quadro decisamente allarmante, che verrà sicuramente approfondito nel prosieguo del dibattimento. Si riprende il 30 giugno.

Il racconto dell’udienza di Marco Benvenuti su La Stampa del 18 giugno:

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