La Regione Piemonte ha approvato la nuova legge sul gioco d’azzardo

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Nella seduta di martedì 26 aprile il Consiglio Regionale del Piemonte ha approvato all’unanimità la nuova legge regionale per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico, la quale riveste un ruolo importante perché stabilisce alcune norme a livello regionale e fornisce la cornice entro la quale i Comuni possono regolare la materia.

La legge prescrive la distanza minima, di 300 metri nei Comuni con popolazione fino a cinquemila abitanti e di 500 metri in quelli più popolosi, da alcuni luoghi sensibili (scuole, centri di aggregazione giovanile, ospedali, bancomat, compro oro) e limiti temporali di almeno tre ore all’accensione delle slot durante l’orario di apertura degli esercizi provvisti di macchinette. Per gli esercizi che invece hanno deciso o decideranno di non installare apparecchiature per il gioco è previsto il rilascio da parte dei Comuni di un logo regionale No slot, che identificherà i locali slot free.

Sotto il profilo della prevenzione è importante anche il divieto di attività pubblicitaria relativa all’apertura o all’esercizio di sale scommesse e da gioco e all’installazione di slot machines in locali pubblici, a cui si accompagna l’attività educativa e sensibilizzatrice, destinata ai giocatori e alle loro famiglie, che la Giunta programmerà in un apposito Piano triennale integrato per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco d’azzardo patologico.

Il testo è stato licenziato dalla commissione con il voto favorevole di tutte le forze politiche, che in maniera congiunta hanno presentato all’aula il provvedimento. Si è detto soddisfatto Domenico Rossi (Pd), che ha ricordato come l’industria del gioco d’azzardo legale (90 miliardi di fatturato annuo in Italia) non produca beni e valori, ma crei sempre maggiori costi sociali, sanitari ed economici; lo dimostra il fatto che dal 2005 al 2013 i giocatori patologici in carico all’Asl piemontese sono cresciuti del 643%, da 166 a 1234. Marco Grimaldi (Sel) ha affrontato un altro fondamentale aspetto della questione: gli affari delle mafie sia nel circuito illegale del gioco sia in quello legale e il rapporto tra indebitamento da gioco e usura. Come dimostrano anche le recenti operazioni piemontesi contro la ‘ndrangheta, da ultima Big Beng, l’azzardo è un terreno fertile per la criminalità organizzata.

Concordi anche le opposizioni. Secondo Gian Luca Vignale (FI) il Consiglio Regionale del Piemonte ha fatto quello che i governi nazionali non hanno avuto il coraggio di fare, schierandosi finalmente dalla parte delle amministrazioni comunali che in molti casi sono stati precursori del contrasto alla ludopatia, ma si sono spesso trovati soli in balia di ricorsi e sentenze sfavorevoli (a questo riguardo la legge prevede il supporto anche legale dell’ente regionale ai Comuni). La legge è una buona sintesi anche per Luca Bono (M5S), che ha citato l’art. 41 della Costituzione: «L’iniziativa economica privata è libera», ma «non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». Questa legge regionale invece vuole tutelare i cittadini piemontesi e limitare gli effetti sociali negativi del gioco d’azzardo.

 

 

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