La scelta di Lea? È la migliore possibile

la-scelta-di-lea-fotoMercoledì 16 marzo, nella sala polivalente del Comune di Cureggio (NO), si è tenuto un incontro con la giornalista e scrittrice Marika Demaria, autrice de “La scelta di Lea”, libro che racconta la storia di Lea Garofalo, testimone di giustizia che ha pagato con la vita la sua ribellione alla ‘ndrangheta. La serata è stata moderata da Damiano Bello, referente del presidio cittadino dedicato alla memoria di Ignazio Aloisi, ucciso nel 1991 a Messina per aver testimoniato in un processo contro un uomo di Cosa Nostra. Per raccontare la serata abbiamo deciso di riportare alcune domande di Damiano e le risposte di Marka Demaria.

Marika, io direi di partire presentando queste due donne forti e coraggiose: Lea e sua figlia Denise. Aiutaci a capire anche qual è il loro contesto di partenza, in modo da comprendere bene la portata delle decisioni di Lea.
Lea Garofalo, calabrese, nasce a Petilia Policastro (Crotone) nel 1974, e rimane prestissimo orfana di padre, ucciso in un regolamento di conti. Cresce fin da subito in un clima di mafia, venendo a conoscenza delle attività malavitose della sua famiglia. In un’occasione, all’età di otto anni viene incaricata di nascondere una pistola per l’imminente arrivo dei Carabinieri: capite bene che Lea vive in una famiglia ‘ndranghetista che le trasmette certi “valori”.
Nonostante la sua educazione, Lea riesce a trovare la forza per ribellarsi: il suo primo atto di coraggio avviene a quattordici anni, quando sceglie di allontanarsi dalla sua famiglia e di scappare a Milano insieme a Carlo Cosco, futuro padre di sua figlia Denise. Per Lea Cosco è colui che avrebbe dovuto salvarla dal suo destino, ma anche lui è un uomo di ‘ndrangheta e quando Lea ha solo 17 anni viene arrestato per traffico di stupefacenti. A questo punto Lea compie un secondo atto di ribellione, denunciando le attività non solo del marito ma di tutta la sua famiglia. Questa volta non agisce per sé stessa, ma per offrire un futuro migliore a Denise, come dirà lei stessa al funerale della madre.

Il libro s’intitola, appunto, “La scelta di Lea”. Ma cosa ha spinto Lea a compiere questa difficile scelta di ribellarsi alla sua stessa famiglia?
Lea si ribella per dare, appunto, un futuro migliore a sua figlia, per permetterle di interiorizzare il senso di giustizia; non è un caso che il film “La storia di Lea Garofalo”, sia stato diretto da Marco Tullio Giordana, regista anche de “I cento passi” (film sulla storia di un’altra vittima di mafia: Peppino Impastato), che Denise vede molte volte nella sua infanzia, probabilmente proprio perché Lea vuole far capire alla figlia quali siano i valori autentici per cui si stanno battendo.
In questa battaglia, tuttavia, Lea si trova spesso da sola. Aspetto, questo, che emerge anche dalla lettera che lei scrive, ma non invia, all’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Lea si sente sfiduciata nei confronti delle Istituzioni, che per garantirle una protezione la costringono a una vita di isolamento. Inoltre Lea è costantemente scambiata per una “collaboratrice di giustizia” invece che una “testimone”: una differenza non da poco, dato che Lea non è mai stata una delinquente.

Tra le scelte di Lea ce ne sono alcune che potremmo ritenere difficilmente condivisibili. Ad esempio, quella di chiedere di uscire dal Programma di Protezione. Ma quali sono le ragioni che la spinsero ad agire in questo modo?
È vero, questa è una scelta che colpisce. Ma non è così difficile da comprendere, visto che Lea vuole garantire a sé e soprattutto a sua figlia una vita normale.un futuro migliore per sé e soprattutto per sua figlia. La sottoposizione al programma di protezione comporta diverse restrizioni, come l’impossibilità di rivelare il proprio nome o la necessità di spostarsi frequentemente: Lea si trova nell’impossibilità di lavorare e Denise è costretta a cambiare scuola.

Passiamo ora al processo per l’omicidio di Lea, che partì dopo le denunce di Denise e vide sei imputati, tra cui l’ex convivente Carlo Cosco. Marika, tu hai assistito a tutti i processi. Potresti raccontarci che atmosfera si respirava in quell’aula di tribunale? Leggendo il libro, inolte, ho avuto modo di notare la presenza di molte donne in questa vicenda.
Come hai detto, a Lea si sono affiancate molte figure femminili, dall’avvocato Enza Rando alla presenza di molte donne nel pubblico delle udienze.
Nell’aula di tribunale l’atmosfera era molto pesante, oppressiva: quando viene coinvolta la mafia c’è molta solidarietà e partecipazione da parte dei parenti e degli amici degli imputati. Diverso è per le vittime, spesso lasciate sole; anche se grazie alla visibilità data alla vicenda, Lea e Denise hanno trovato un sostegno da parte di persone sconosciute, che si sono avvicinate e interessate alla loro storia. Ho compreso dopo quanto sia stato importante esserci e ora posso dire che è importante anche conoscere e ricordare, per non dimenticare le scelte di Lea.
Nel febbraio del 2010 avviene l’arresto: ci sono sei imputati, tra cui Carlo Cosco, i suoi fratelli Vito e Giuseppe, Massimo Sabatino e l’ex fidanzato della giovane, Carmine Venturino. Quando nel 2011 si apre il processo, gli imputati hanno un atteggiamento insofferente e spavaldo, forti della scarsità di prove a loro carico: mancano soprattutto il corpo del reato e l’arma del delitto. Oltretutto non nominano mai Lea Garofalo, indegna di essere ricordata a causa del suo tradimento.
Nel frattempo l’aula di tribunale inizia a riempirsi non solo di giornalisti, ma soprattutto di giovani ragazzi. Questo infastidisce molto sia gli imputati sia i loro parenti: la vicenda di Lea è un fatto privato da risolversi in famiglia e la conoscenza da parte di tante persone è tanto sgradita quanto inaspettata.

la scelta di lea serataUn’altra cosa che mi ha molto colpito è questo legame fra Denise e il pubblico che partecipa alle udienze. Nonostante non si siano mai visti in faccia, perché Denise per questioni di sicurezza testimoniò dietro a un paravento, c’è un forte legame di affetto e di sostegno.
Sì, questa corrispondenza è nata dalla passione di questi ragazzi per la storia della madre di Denise, la quale ha manifestato tutto il suo affetto e la sua gratitudine nei confronti di coloro che, nonostante non l’abbiano mai incontrata, hanno scelto di esserci.

Per concludere: cosa è successo, di fatto, negli ultimi attimi di vita di Lea?
Gli ultimi attimi di vita di Lea sono presenti in un video, del 24 novembre 2009, ottenuto tramite le telecamere di sicurezza di una banca vicino all’Arco della Pace a Milano, in cui si vedono Lea e Denise passeggiare serenamente, con un giubbotto dello stesso modello ma di colore diverso. Poche ore dopo Lea sarà rapita dall’ex compagno Carlo e portata in un appartamento, dove verrà strangolata. La crudeltà e la violenza che questi uomini, se così possiamo definirli, hanno mostrato nei confronti del corpo di questa donna è sconvolgente.
Ho scelto volontariamente di non parlare delle modalità con cui è stata uccisa, nonostante siano state esposte chiaramente durante i processi, perché ritengo sia necessario avere rispetto per la morte di una persona. Il suo corpo è stato bruciato per due notti e per due giorni in un campo, senza che nessuno si accorgesse di niente. Saranno le testimonianze di Carmine Venturino a dare una svolta alle indagini e far emergere la verità.
Conoscere questa storia è importante perché Lea ha sofferto molto e noi abbiamo il dovere morale di stare vicino alla figlia, che ha condotto e sta conducendo una vita molto difficile. E lo dobbiamo anche ai tanti testimoni di giustizia, per dimostrare che è questa la strada migliore da intraprendere.

Giorgia Saliceti 
Sara Brasili 
Damiano Bello

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