L’usura nel Novarese, tra strozzini di quartiere e grandi operazioni

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Vignetta satirica di Sergio Angeletti (1947-2008), in arte Angese

Sono giornate all’insegna dell’usura quelle in atto al Tribunale di Novara, dove si stanno giudicando diversi casi riguardanti prestiti con interessi oltre la soglia legale. Il primo, la cui sentenza è attesa per il 23 febbraio riguarda episodi di usura ed estorsione che sarebbero stati perpetrati dal 62enne Domenico Truglio ai danni di un imprenditore in difficoltà economiche e dedito al gioco d’azzardo (qui l’articolo di Marco Benvenuti su La Stampa del 27 gennaio). Una situazione simile a quella vissuta da un pensionato novarese che, secondo la Procura, ha sopportato interessi del 100% su prestiti chiesti per arginare le perdite alle slot; alla sbarra con le accuse di usura ed estorsione ci sono Nicola Petruccelli (56 anni) e Mauro Danieli (51 anni).

Un denominatore comune, la ludopatia, che spesso rappresenta la corsia preferenziale verso gli usurai, come dimostra anche l’operazione contro la ‘ndrangheta a Torino, denominata Big Bang: in questo caso il gruppo criminale è accusato della gestione di una sorta di “servizio integrato” costituito da bische clandestine e prestiti a tassi d’interesse illegali.

Ha a che fare con le slot, ma per altri motivi, la vicenda di Salvatore Namia, dipendente dell’Agenzia delle Entrate accusato dalla Procura di aver offerto prestiti a usura e l’installazione di macchinette del videopoker a imprenditori in difficoltà, individuati grazie al proprio lavoro, con la complicità di Giuseppe OrciuoloSandro Turetta e Antonietta Martinelli. Il coinvolgimento di un funzionario pubblico che avrebbe abusato della propria posizione e l’intreccio con l’accusa di corruzione e tentata concussione rendono questi fatti ancora più gravi.

Un altro caso riguarda un uomo di Romentino, Mario Bizzantinoarrestato nell’ottobre 2015  sempre per usura ed estorsione, una vicenda che impressiona soprattutto per il tasso d’interesse contestato: dal 300 al 1600% sulla somma prestata. Il 18 marzo si apre il processo.

Fatti isolati, che non sembrano avere collegamenti con la criminalità organizzata, ma che devono comunque destare preoccupazione. Anche perché si tratta di un fenomeno presente nella nostra provincia da molto tempo, ben prima della crisi economica, come dimostra la condanna a 3 anni e 5 mesi inflitta a Giovanni Rizzi, ragionere commercialista di Borgomanero accusato di dodici episodi avvenuti tra il 1999 e il 2005.

Collegamenti con la criminalità organizzata ci sono stati invece nell’inchiesta Borgo Pulito, conclusasi in primo grado con 13 condanne: due patteggiamenti, cinque condanne in abbreviato il 6 dicembre 2012 e sei condanne nella sentenza del rito ordinario del 2 ottobre 2015. Da un prestito di 150 mila euro contratto dall’imprenditore Pietro Raso nei confronti di Fortunato Valle, esponente dell’omonimo clan della ‘ndrangheta condannato nel 2012 a 24 anni di carcere, è nato un giro di usura del valore di 7 milioni con epicentro a Borgo Ticino.

Più recentemente l’operazione Bloodsucker ha portato alla sbarra, con altre nove persone, ben cinque esponenti della famiglia Di Giovanni, raggiunta nelle scorse settimane da un ingente provvedimento di sequestro del valore di 7 milioni di euro. Il processo, che ha già visto due patteggiamenti, procede sui due binari paralleli del rito ordinario, con il dibattimento che comincia il 4 marzo, e del rito abbreviato, in cui una perizia dirà il 21 marzo se si tratti effettivamente di tassi usurari. In questo secondo filone è coinvolto Giuseppe “Pino” Di Giovanni, già condannato a 3 anni per usura nel 2013.

In tutti questi casi si è registrata un’omertà diffusa, un velo che può essere squarciato con la forza della denuncia, come è successo pochi mesi fa a Bagheria. Chiedere aiuto e denunciare è possibile e Libera cerca di fare la sua parte con lo sportello SOS Giustizia, attivo anche qui in Piemonte, che offre alle vittime di usura ed estorsione un accompagnamento e, prima di tutto, la consapevolezza di non essere sole.

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