La Regione Piemonte si obbliga a essere parte civile nei processi di mafia

palazzo lascaris

Da ieri la Regione Piemonte è obbligata a costituirsi parte civile nei processi per fatti di associazione a delinquere di stampo mafioso (art. 416-bis c.p.) e di voto di scambio politico-mafioso (art. 416-ter) commessi nel territorio regionale. Lo stesso vale per i delitti commessi «avvalendosi delle condizioni di cui all’articolo 416‐bis del codice penale» e cioè sfruttando la forza intimidatoria del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva, mentre rimane facoltativa la costituzione «negli altri procedimenti penali per reati legati alla presenza della criminalità organizzata e mafiosa sul territorio piemontese», al fine di tutelare i diritti e gli interessi lesi della comunità regionale. Le somme eventualmente ottenute  in processo a titolo di risarcimento saranno destinate alla sensibilizzazione, all’educazione alla legalità, alla prevenzione e al sostegno alle vittime della criminalità.

Lo stabilisce il nuovo art. 7-bis della legge regionale 14 del 2007, che tra le altre cose ha istituito la Giornata regionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie, promossa da Libera ogni 21 marzo. Una proposta firmata dai dai consiglieri Francesca Frediani, Giorgio Bertola (M5S), Domenico Rossi, Andrea Appiano (PD) e Marco Grimaldi (SEL).

«Un traguardo importante», il commento del Movimento 5 Stelle: «finora infatti la costituzione di parte civile della Regione Piemonte è sempre stata delegata alla discrezione del politico di turno, attuata ad esempio per Minotauro ma non per San Michele». Un passaggio che arriva «a pochi giorni dall’ultima operazione della DDA di Torino (l’operazione Big Bang)», nella consapevolezza, secondo Rossi, di essere di fronte a un fenomeno «che ormai appartiene anche ai nostri territori e che le istituzioni devono mettere tra le proprie priorità».

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