Maxisequestro ai Di Giovanni: oltre 7 milioni di euro in beni sotto sigillo

Sequestro-DI-GiovanniLa Squadra Mobile di Novara ha coordinato un’operazione che ha portato al maxisequestro di beni del valore di oltre 7 milioni di euro alla famiglia Di Giovanni. Pur non essendo mai stati condannati per associazione mafiosa, Giuseppe “Pino” Di Giovanni e alcuni suoi famigliari si sono fatti notare negli anni per la loro elevata caratura criminale, riportando pesanti condanne in numerosi processi e dimostrando più di una volta la prossimità ad ambienti di stampo mafioso.

Da ormai molto tempo la magistratura e le forze dell’ordine novaresi sono al lavoro per cercare di porre fine una volta per tutte alle presunte attività illecite dei fratelli Di Giovanni. Ci hanno provato (e per la verità alcuni dei processi sono ancora in corso) condannando “Pino” a 3 anni per usura e portandolo al banco poi con l’operazione Ghost Trucks, riguardante un consolidato meccanismo di frode assicurativa, e poi ancora con Tutto in famiglia, dove si è arrivati al patteggiamento della condanna di un anno per favoreggiamento a membri del clan ‘ndranghetista di Volpiano (TO).


«Rispetto ai confini, vi dico solo questo: quando è stata rifatta l’autostrada Torino-Milano, la parte al di qua di Novara era di quelli di Volpiano, la parte al di là di Novara era dei milanesi» Rocco Marando, pentito di ‘ndrangheta


E poi ancora la più recente vicenda dell’operazione antiusura Bloodsucker, che ha visto proprio in questi giorni il rinvio a giudizio di cinque Di Giovanni: Giuseppe (52 anni), suo fratello Francesco (53 anni), suo figlio Ignazio (32 anni) e i suoi nipoti Ignazio (41 anni) e Giuseppe (39 anni). Anche qui, una vicenda “tutta in famiglia”.

Il percorso storico della famiglia è intrecciato nelle cronache, almeno da quando il nome Di Giovanni arriva nel Novarese dopo l’omicidio del padre di “Pino”, Ignazio, avvenuto a Palermo per mano mafiosa nel 1977. Per quella vicenda vennero condannati all’ergastolo i due super boss Leoluca Bagarella e Giuseppe Agrigento, grazie alla testimonianza di Giovanni Brusca.
Altro capitolo è poi quello che riguarda il fratello di Pino, Lorenzo, condannato all’ergastolo nel 1996 per l’omicidio di Bruno Caldara, un corriere della droga, per poi rifinire sotto scacco con il fratello in “Tutto in famiglia” per via della collaborazione con i fratelli Portolesi, ritenuti contigui al clan mafioso di Volpiano.
Vale anche la pena infine di ricordare che Giuseppe Di Giovanni viene menzionato nell’ordinanza del GIP del maxiprocesso antimafia milanese “Infinito” per il suo rapporto con Carmine Verterame, condannato per associazione mafiosa, e perché «la famiglia Di Giovanni è ritenuta contigua ai clan ‘ndranghetisti Alvaro – Morabito – Mazzaferro e risulta attualmente ben integrata nel contesto imprenditoriale novarese».

Quella di oggi è dunque l’ultima di moltissime parentesi (una parentesi, quella di oggi, da 7 milioni di euro) in una vicenda giudiziaria apparentemente senza fine, ma che finalmente potrebbe aver raggiunto un punto di svolta inaspettato.
La misura di prevenzione patrimoniale ha riguardato tra le altre cose: conti correnti, 151 veicoli (alcuni dei quali di lusso), 15 immobili e 10 società, tra cui la Borgo Service Srl di Sizzano, oggetto quest’estate di un controllo da parte della DIA di Torino. E potrebbero emergere altri beni, come ha affermato nella giornata odierna il Questore Gaetano Todaro.

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