Lo spaccio 2.0 è su e-commerce

droga internet

Negli ultimi anni l’e-commerce ha registrato una grande crescita, segnando l’ascesa di colossi del mercato come  AmazonEbay. L’acquisto su internet permette di ordinare seduti comodamente alla propria scrivania e di ricevere il prodotto a casa entro pochi giorni, ma soprattutto di contattare facilmente il rivenditore e di entrare in possesso di beni raramente reperibili nella propria zona. È facile comprendere che a questo trend non si sottragga neanche il commercio di droghe, soprattutto di quelle più recenti, sintetizzate dall’altra parte del globo ma rapidamente disponibili sul mercato illegale.

In questi giorni sono comparse sui banchi del tribunale di Novara due persone accusate di aver acquistato tramite internet una droga sintetica, il Bk-mdma, direttamente dalla Cina. Il fatto risale al 2013 ed è uno dei pochi verificatisi finora in Italia, dati che potrebbero significare che il fenomeno è appena nato o anche che è più difficile da indagare.

Come ben spiega quest’inchiesta di luglio de La Stampa, il traffico di droga online è un settore in continua evoluzione, che spesso sfrutta le maglie larghe della legge per diffondere sostanze sotto finte spoglie legali (fertilizzanti, pesticidi, prodotti per la ricerca, sali da bagno, ecc. ) o nuove droghe non ancora catalogate come vietate. Molto spesso le materie prime giungono dalla Cina e vengono raffinate nei laboratori inglesi e olandesi nell’assoluta legalità: è il sistema dello “sballo legale“, in inglese legal highs, dovuto alla difficoltà della legge nello stare dietro a un fenomeno in continua evoluzione.

Contrariamente a quanto ci si possa aspettare, e anche per via del legal highs, gli shop online della droga non sono molto presenti nel famoso deep web, il “lato oscuro” di internet, ma è la rete in chiaro la via preferenziale. Una via accessibile a tutti, in linea con i pregi dello strumento utilizzato.

Ma non è tutto oro ciò che luccica e lo spaccio prende anche i lati negativi shopping online, su tutti quelli che riguardano la qualità del prodotto. Come in ogni economia illegale non ci sono controlli sulle materie prime e sulla filiera produttiva, ma la vendita su internet amplifica il problema. La mancanza di rapporti tra acquirente e produttore fa sì che quest’ultimo si faccia pochi scrupoli a immettere nel mercato sostanze pericolose, a tal punto che la vendita sul web è talvolta il primo banco di prova per le nuove droghe. I fruitori diventano così protagonisti loro malgrado di un pericoloso “crash test“, il cui esito mortale determina il ritiro della nuova sostanza.

Marco Benvenuti su La Stampa di oggi:

08-12-2015_droga_traffico_internet_lastampa-novara

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