Storie di ordinaria violenza sulle strade novaresi

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Nonostante i tanti pregiudizi e la disinformazione che ancora circondano il mondo della prostituzione, è ormai risaputo quanto esso sia violento. A Novara l’omicidio di Joy Dirisu nel 2011 ha contribuito ad aprire gli occhi sul mondo che sta dietro a una prostituta sul bordo della strada.

In questi giorni alcune notizie di cronaca giudiziaria ci raccontano di una violenza quasi quotidiana, connaturata al mercato di esseri umani. Un mercato regolato con la forza, sia da chi aspira a entrarvi come sfruttatore sia da chi ne fa parte come prostituta. In gioco ci può essere il controllo di una zona o semplicemente di un tratto di strada, ma le modalità sono praticamente le stesse: «Se volete rimanere ai vostri posti dovete parlare con noi. In caso contrario vi ammazziamo tutte» oppure «Questo è il nostro territorio, ci rubate il lavoro. Se non ve ne andate vi buttiamo in mezzo alla strada, vi passiamo sopra e vi facciamo a pezzi».

Possiamo usare categorie economiche per descrivere la situazione. Nel 2014 il Gruppo Abele ha quantificato la domanda in Italia, 2,5 milioni di clienti, cui fa fronte un’offerta, come abbiamo detto, regolata attraverso la violenza. In mezzo, a farne le spese, c’è la merce, rappresentata dal corpo e dalla vita di migliaia di schiave, costrette a vendersi dai propri sfruttatori. È evidente come sia importante agire sulla domanda attraverso la sensibilizzazione sul fenomeno e l’educazione all’affettività, un’azione che qui a Novara svolge da anni l’associazione Liberazione e Speranza.

Due articoli de La Stampa, del 28 e del 29 novembre, firmati da Marco Benvenuti:

28-11-2015_prostituzione_lastampa-novara 29-11-2015_prostituzione_lastampa-novara

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